Exploit Mini Transat, ovvero chi sono (e dove navigano) i velisti solitari italianiTempo di lettura: 8'

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Nella Figaro Solo, con i Mini Transat e addirittura intorno al mondo con un Class 40: non sono pochi i velisti solitari italiani che si cimentano con l’oceano

a cura di Andrea Falcon

Exploit Mini Transat, ovvero chi sono (e dove navigano) i velisti solitari italiani
Giancarlo Pedote a bordo del suo Figaro Beneteau 2 Prysmian, con il quale partecipa a tutte le regate in solitario del circuito francese di classe.
Chi fa per sé, fa per tre. Ancora di più dopo il fallimento di Carlo Croce e Giovanni Soldini di formare un equipaggio italiano per la regata attorno al mondo. Il team doveva chiamarsi Italia 70 e doveva partecipare alla Volvo Ocean Race. Ora è più che mai evidente che i velisti italiani che desiderano esplorare gli oceani devono pensare di farlo da soli (come del resto fecero vent’anni fa i vari Soldini, Vittorio Malingri e Simone Bianchetti).

VELA IN SOLITARIO: SPESSO NON È UNA SCELTA

La vela in solitario (o comunque in equipaggio ridotto) è spesso una scelta obbligata, che nasce dall’assenza di alternative, più che una decisione dettata da un desiderio. Da soli si fatica di più, probabilmente ci si diverte anche di meno, ma sicuramente si riesce più facilmente a portare avanti un progetto di vela oceanica, perché richiede meno soldi (pur non essendo mai economico) e prevede meno complicazioni gestionali e organizzative di un programma che di grane e complicazioni presenta già parecchie. Poi c’è anche a chi la vela in solitario piace proprio per quella che è (estrema, esigente, sincera e faticosa) e la pratica perché è quella la disciplina nella quale si identifica meglio.

UNA STRADA IN SALITA

La patria della vela in solitario è la Francia. I transalpini praticamente pensano solo a quella. In regate per equipaggi come la Coppa America, i giri del mondo o le semplici d’altura non hanno mai combinato nulla. Invece in solitario sono dei fenomeni, con una mentalità, un’organizzazione e un livello tecnico che sono avanti anni luce rispetto al resto del mondo. In Francia, dal 1970, si disputa una regata, La Solitaire, che è da sempre la scuola dei navigatori. Da là sono venuti fuori i campioni di oggi, da Michel Desjoyeaux in poi, che pur navigando ormai intorno al mondo, ogni anno continuano a prendervi parte senza portarsi mai la vittoria da casa.

I nostri velisti solitari italiani

Negli anni passati anche il nostro Pietro D’Alì è stato tra i partecipanti. Quest’anno ci sarà Giancarlo Pedote, che dopo il quarto posto alla Mini Transat del 2009 nella categoria Serie, ha deciso di passare alla classe Figaro Beneteau. Con questa classe in Francia si disputa un circuito di regate difficilissimo (la barca è un monotipo) che culmina con la La Solitaire. Pedote è il primo italiano che si è messo a seguire il modello francese, nel senso che ha preso casa a Lorient, dove si allena tutti i giorni con altri navigatori della classe. Inoltre, ha frequentato anche il famoso centro di preparazione di La Grande Motte. Alla fine del 2010 ha partecipato alla Wow Cap Istanbul, una regata in cinque tappe da Hyères (Francia) a Istanbul (Turchia) che ha toccato anche il porto di Ragusa. Ma la sua prima vera stagione piena è proprio quest’anno.

Giancarlo Pedote sfida la Solo Figaro Massif Marine

A dimostrazione di quanto questa classe sia di un livello assolutamente mostruoso, al primo appuntamento del 2011 Pedote, dopo avere passato un intero inverno ad allenarsi, si è classificato al diciannovesimo posto (settimo tra gli esordienti), su 25 concorrenti, della Solo Figaro Massif Marine. Eppure, dopo 320 miglia di regata, il distacco subito dal vincitore era di appena 1 ora e 34 minuti. Dopo tutto, quando Pedote aveva deciso di lasciare la classe Mini 6.50 (dove era uno dei più forti, come aveva dimostrato con il quarto posto alla transatlantica in solitario) per intraprendere l’esperienza del Beneteau Figaro, aveva dichiarato: “Quando mi trovo davanti a un bivio con una strada in discesa e una in salita, prendo la seconda. Con i Figaro affronterò un percorso interessante e formativo che voglio intraprendere per amor di conoscenza, per mettere la crescita e il miglioramento davanti a tutto. Costi quel che costi”.
Exploit Mini Transat, ovvero chi sono (e dove navigano) i velisti solitari italiani

Giancarlo Pedote, 36 anni, passato alla classe Figaro dopo anni nella classe Mini 6.50.

“Nel circuito dei Figaro ci sono skipper che regatano con gli Open 60 e i trimarani oceanici con i quali, a volte, le differenze in classifica le fanno i budget; vengono a regolarizzare le gerarchie in questa classe dove si è tutti ad armi pari, con barche identiche. Io mi sono buttato perché metto la crescita davanti a tutto, costi quel che costi.”

LA FEBBRE DELLA MINI

Da qualche anno ormai, la vela oceanica in solitario che ha più presa sugli italiani è quella della Mini Transat. Il sogno di partecipare alla regata transatlantica con una barca di appena sei metri e mezzo è il più “facile” da realizzare. All’edizione del 2011 (la regata si disputa ogni due anni) sono già iscritti Andrea Caracci (che la vuole fare per la quarta volta), Maurizio Gallo, Tiziano Rossetti e Nicola Ricchetti tra i Proto, e Luca Tosi, Simone Gesi, Andrea Pendibene, Susane Beyer e Davide Lusso tra i Serie. In lista d’attesa (la regata ha un numero chiuso di circa 75 partecipanti, per motivi di sicurezza) ci sono Sergio Frattaruolo, Giacomo Sabbatini, Federico Fornaro e Luca Riccobon.

Le prime vittorie ai francesi

La stagione dei Mini 6.50 è iniziata con la Arcipelago 6.50 di 160 miglia sul percorso Talamone-Capraia-Giannutri- Talamone, vinta dalla coppia di francesi Chavarria-Dreux. Primi degli italiani, quarti, Susane Beyer e Guido Broggi. Alla prossima Mini Transat, gli italiani più preparati saranno Andrea Pendibene su Intermatica, Simone Gesi su Dagada e Luca Tosi su Golden Apple, tutti e tre alla seconda esperienza.

Il nostro campione potrebbe essere Andrea Carracci

Andrea Caracci (iscritto nei Proto) ha una barca formidabile e può puntare decisamente a fare meglio del settimo posto in generale (il risultato ottenuto da Massimo Giacomozzi nel 1997 rimane ancora il miglior piazzamento di un italiano in questa regata) e anche qualcosa di più. Ha raggiunto un grado di preparazione e di competitività altissimo, ma il suo conto in banca è ormai prosciugato. Se non trova altri 20.000 euro non parte, perché si è stufato di vedere compromessa la prestazione per colpa di un budget risicato come gli è accaduto nelle tre precedenti edizioni. Speriamo che trovi qualcuno che lo aiuti.

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Andrea Pendibene, 29 anni, ha concluso la Mini Transat del 2007 nella categoria dei Serie.

La parola ai campioni

Andrea Pendibene, 29 anni, ha concluso la Mini Transat del 2007 nella categoria dei Serie.

“Cinque anni fa la Mini Transat è nata come un sogno che poi si è trasformato in obiettivo e il gioco è diventato professionismo. Durante la regata del 2007 volevo solo arrivare dall’altra parte dell’oceano, oggi voglio vincere. La classe Mini 6.50 mi ha conquistato subito: è tecnica ed estrema al tempo stesso; richiede il giusto mix tra passione e competenza. Quando sei in mare nessuno ti aiuta, devi fidarti della barca e di te stesso.”

Andrea Caracci, 43 anni, ha già partecipato a tre Mini Transat nella classe Proto (i prototipi).

“Voglio partecipare per la quarta e ultima volta alla Mini Transat perché questa volta so di poter fare il colpaccio e giocarmela di sicuro con i primi cinque: ormai ho tantissima esperienza, il mio mezzo è molto veloce e io sono determinatissimo. Sono pronto, allenato e con la barca in ordine, ma per arrivare a questo punto ho speso tutto quello che avevo. Ora mi servono altri 20.000 euro per le semplici spese logistiche, ma faccio una gran fatica a trovarli. La classe Proto alla Mini Transat è piena di professionisti, senza soldi di sicuro non si vince.”

GIRO DEL MONDO

Un po’ nella stessa condizione di Caracci si trova Marco Nannini, che è iscritto alla Global Ocean Race, la seconda edizione della regata attorno al mondo in cinque tappe per equipaggi doppi sui Class 40. Dopo avere partecipato a due transatlantiche in solitario (alla Ostar del 2009 con un cabinato di serie e alla Route du Rhum dello scorso anno con il Class 40), Nannini vuole realizzare il sogno che ha sin da bambino: girare il mondo. “Al momento mi manca un terzo del budget, ma trovare i soldi fa parte del gioco di chi si dedica alla vela oceanica. Dopo tutto, io cerco il 2% di quanto sarebbe servito per Italia 70 di Soldini. Rimango positivo”.
Exploit Mini Transat, ovvero chi sono (e dove navigano) i velisti solitari italiani

Marco Nannini, 33 anni, ha partecipato alle transatlantiche in solitario Route du Rhum e Ostar.

“La Class 40 è la classe di vela oceanica di maggior successo del momento, con oltre 100 esemplari costruiti in 5 anni. È la barca più piccola e meno costosa per la quale è organizzata una regata attorno al mondo. I costi per gestirla sono il 10% di un Open 60 e meno del 5% di un VOR 70. Non sarei in grado di trovare il budget per una barca più grossa e non mi sentirei comunque all’altezza. Perciò un 40 piedi mi basta e avanza. Sin da bambino coltivo il sogno di fare il giro del mondo a vela e, dopo avere partecipato alla Ostar nel 2009 è nata l’idea di farlo in regata.”

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