Nautitech 441 vs Nautitech 442: sfida a colpi di timoneria. Ecco le differenzeTempo di lettura: 9'

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Nautitech rinnova il vecchio 44 “moltiplicandolo” in due nuove versioni, Nautitech 441 e Nautitech 442, distinte dal numero e dalla posizione della timoneria. Vi aiutiamo a scegliere il migliore per voi: guida alle caratteristiche

di Simon Mastrangelo

nautitech 442 differenze
I Nautitech pensati per i robusti Alisei hanno una superficie velica gestibile. Per la navigazione in Mediterraneo è bene optare per la randa a testa quadra, con qualche mq in più, come quella del 442 nella foto (barca in alto); tradizionale invece quella del 441 (barca in basso)
differenze nautitech 441
Foto di Emilio Bianchi

NAUTITECH 441 “HOLIDAY”

nautitech 441 caratteristiche

Pregi

  • Manovre “accentrate”
  • Migliore circolazione sulla coperta
  • Dotazioni di serie

Difetti

  • Scala di discesa troppo inclinata
  • Manetta dei motori ingombrante quando si lavora ai winch
  • Visibilità sottovento nelle andature di bolina

NAUTITECH 442 “BLUE WATER”

nautitech 442 caratteristiche

Pregi

  • Sensibilità e visibilità al timone
  • Maggiore spazio della zona “living” esterna
  • Dotazioni di serie

Difetti

  • Scala di discesa troppo inclinata
  • Laboriosa la chiusura della cabina armatoriale
  • Strofinamento della scotta genoa sulla tuga

Nel 2002 i catamarani Nautitech, nati nel 1994 da una costola del gruppo Dufour per rispondere al boom del mercato del charter caraibico, hanno cambiato proprietà. Sotto la guida di Bruno Voisard, il cantiere ha cambiato pelle. Ha rinnovato family line e anima, ampliando l’offerta di allestimenti e finiture. Questo non con l’obiettivo di perdere il vecchio core business del noleggio, ma per conquistare anche il pubblico armatoriale. I Nautitech 441 e 442 che siamo andati a provare a La Rochelle rappresentano a pieno questa “duplicità” del cantiere di Rochefort.
 

nautitech 441 caratteristiche
La versione 441 a ruota singola con manovre raggruppate presenta un’ingombrante manetta motori che ostacola il lavoro ai winch. Maggiore visibilità e spazio nel 442 (sotto).

Timoneria doppia o mono

I due modelli, evoluzione del Nautitech 44 varato nel 2006, si distinguono per una semplice quanto fondamentale differenza. Il Nautitech 442, fedele alla tradizione del cantiere, ha una doppia timoneria a poppa. Il 441, come si intuisce dall’ultima cifra del suo nome, ha un’unica postazione di comando inserita nella parte alta della tuga.

Una barca su misura

Questa è la prima“opzione”, che solo Nautitech propone sul mercato (eccezion fatta per l’Outremer 49 che prevede la compresenza di tre timonerie). Si sceglie poi l’allestimento a quattro o tre cabine e due tipologie di finiture. Così si può ottimizzare al meglio la propria barca per il charter, per la crociera famigliare o le proprie tasche! Tra il modello base e il full optional ci sono 100.000 € di differenza.
differenze timoneria

Progetto 7/10

Il duo Mortain & Mavrikios, “matite” del cantiere, hanno realizzato un catamarano moderato sia nella sostanza delle linee d’acqua sia nell’estetica, volutamente lontana dagli “eccessi” volumetrici di altri marchi. Le murate relativamente contenute sono associate ad una tuga squadrata, ammorbidita da forme spioventi, che regala qualche mq in più all’interno rispetto alla vecchia versione a “tutto tondo” Nautitech 44. Manca ancora un po’ di volume rispetto alla tipologia di catamarani “tutto spazio” di cui si parlava prima.

Niente da invidiare ai motoscafi

Di contro con un Nautitech non si “sfigura” completamente in banchina rispetto ai più eleganti monoscafi. I cata di Rochefort, pensati per navigare in oceano, hanno un dislocamento medio, una superficie velica moderata, un baglio massimo relativamente “stretto” e una superficie bagnata contenuta a prua con un angolo di ingresso ridotto. Caratteristiche che rendono lo scafo più gestibile con tutta la tela a riva e più efficace nelle andature di bolina. Queste infatti sono il tallone d’Achille di questa tipologia di scafi senza deriva mobile e con una piccola deriva fissa.

Costruzione 8/10

Scafo coperta e tuga sono un sandwich di balsa realizzato con la moderna tecnica dell’infusione con resina poliestere. La giunzione scafo/coperta avviene tramite incollaggio, così come quella carena/pinne di deriva. Queste ultime, ripiene di espanso, diventano, in caso di contatto con il fondo, un crash box subacqueo. La pinna si stacca senza danneggiare il resto dello scafo. Le paratie sono fazzolettate e resinate anche se si sta valutando l’opzione incollaggio. Bruno Voisard ci spiega che questo gli permetterebbe di risparmiare 300 ore lavoro. Ma i test di resistenza non sono ancora soddisfacenti.

Coperta 9/10

Ad un primo sguardo la nuova coperta, completamente ridisegnata, potrebbe far pensare ad una semplice rivisitazione estetica. Ma basta entrare nel dettaglio per capire che il restyling ha contenuti di concretezza. La tuga squadrata ha regalato spazio interno, aumentato la superficie vetrata (30%) e permesso di integrare un sistema di raccolta dell’acqua piovana di 20 mq. Ma la vera novità per un Nautitech, notoriamente dotato di una timoneria all’estrema poppa di ogni scafo, è l’opzione della singola postazione di comando dietro alla tuga.

Le differenze tra le due versioni: Nautitech 442 

La 442 permette di avere sensibilità al timone e garantisce migliore visibilità in navigazione. Lo skipper, di contro, ha a portata di mano la sola scotta del Genoa visto che il winch della randa è sulla mezzeria di poppa e le manovre dormienti sono a piede d’albero. Ben diversa la situazione nella versione 441 dove, rinunciando a un po’ di visibilità sottovento e a parte di una delle sedute esterne, la gestione della barca avviene completamente dalla timoneria.

Nautitech 441

Qui sono rinviate su tre winch tutte le manovre, comprese le dormienti. I verricelli posti lateralmente costringono a lavorare con la colonna vertebrale in leggera rotazione e/o estensione, anche per l’ingombro dei comandi motore. Meglio, forse, sarebbe stata una disposizione più frontale. Perfetto invece l’accesso alle plancette di poppa che senza le timonerie diventano delle scalinate a mare. Al momento della prova la versione 441, ancora in fase prototipale, aveva qualche elemento e finitura da sistemare.

Piano velico 7/10

“Vogliamo un piano velico che permetta di mantenere tutta la  tela a riva fino a 35 nodi di vento”. Questa dev’essere stata la richiesta fatta ai progettisti per garantire facilità e sicurezza di conduzione durante gli intensi alisei atlantici. Da qui una superficie velica relativa del Nautitech 441/2 inferiore rispetto alla concorrenza. Soluzione che se da un lato perdona gli errori con vento deciso, dall’altro leva qualche “cavallo” in mediterraneo durante le brezze estive. Si può risolvere il “problema” acquistando la randa opzionale a testa quadra che aggiunge metri quadrati dove servono.

La sottile differenza 

L’unica differenza tra i modelli è a prua dove 441 ha la rotaia del genoa posizionata sulla tuga con un punto di scotta più interno e leggermente più efficace nelle andature “strette” rispetto al 442 con carrello sui passavanti.

Caratteristiche degli interni 7/10

Il 442, in prova nella versione a tre cabine (tre bagni), con scafo di dritta interamente dedicato all’armatoriale, dotata di divano, studiolo, bagno e cabina doccia dedicata, si è distinto per le finiture Exclusive. Tavoli e calpestio sono in teak, cuscineria esterna in skai e interna in alcantara, logo Nautitech “inox”, telecomando auto-pilota, illuminazione LED, zanzariere e tanto altri piccoli dettagli “haut de gamme”.

Lo stile essenziale del 441

Molto più essenziale ed economico il 441, provato con finiture standard nella versione quattro cabine (quattro bagni) con l’aggiunta della cuccetta opzionale all’estrema prua, accessibile dall’esterno. In questa versione da 10 posti letto si sente la mancanza di qualche centimetro nelle zone di passaggio interne (porte e corridoi). Basta risalire nella zona giorno attraverso la scala, un po’ ripida (fino a 70°), per ritrovare spazio e luce in abbondanza. Da prua a poppa, il quadrato, la cucina, il carteggio contrapposto e la dinette della coperta diventano un tutt’uno grazie al calpestio interno ed esterno sullo stesso livello. Anche il tetto della tuga si prolunga verso la parte esterna per proteggere la zona living “en plain air” dalla pioggia e dal sole.

Altre opzioni

Con un sovrapprezzo si può predisporre un’apertura nell’hard top. Quantificabile su richiesta sono ulteriori modifiche per l’interno come, per esempio, la trasformazione della cuccetta aggiuntiva di prua in letto per bambini comunicante con la cabina retrostante.

nautitech 441 nautitech 442 caratteristiche
La cabina armatoriale

Impianti e dotazioni 8/10

I Nautitech, a metà tra i catamarani di fascia alta e la produzione di grande serie, sono in diretta concorrenza con questi ultimi. Cercano di distinguersi con un miglioramento continuo della qualità di vita a bordo per lunghi periodi anche attraverso una maggiore completezza delle dotazioni standard. Senza spendere un euro in più si hanno già le caratteristiche di una barca per soggiorni medio-lunghi in mare. Ad esempio 830 litri di serbatoi d’acqua, tre batterie al gel pari a 100 A per servizi 12 V, boiler da 42 litri, quattro pompe di sentina elettriche più due manuali, ecc.

Per i più esigenti ci sono due ulteriori upgrade

Il primo “Holiday” comprende tutto quello che serve per navigare per qualche settimana. Il secondo “Blue Water” per vivere a bordo a lungo raggio: wc elettrici, dissalatore, gruppo elettrogeno, tender con motore e winch elettrico all’albero. Ogni utenza, che sia di serie o opzionale, è chiaramente etichettata ed accessibile. Rimane da migliorare l’ispezione dei serbatoi, coperti da dei pannelli avvitati dietro alla dinette. Idem per l’accesso al motore che si trova sotto alla seduta del timoniere. Dopo aver aperto il gavone bisogna sollevare due pannelli non incernierati, difficili da riporre, e accedere al motore attraverso un passaggio un po’ angusto.
Il Nautitech 441 (giallo) e 442 (blu) impegnati in una regata “in famiglia”.

Prova a vela 8/10

Siamo sul 442 e la sensibilità del timone, in un mondo di catamarani con timoneria idraulica dove la “presa diretta” è una rarità, è la prima cosa che ci colpisce positivamente. Fa piacere scoprire che anche su un multiscafo da crociera pura si possa godere della “guida”. Orziamo per vedere quanto i volumi di carena più contenuti e gli scafi più stretti permettono di bolinare e manovrare con maggiore facilità. Con 14 nodi di apparente riusciamo a stringere un po’ meno di 40° (app.) procedendo a 6,3 nodi. Proviamo a stringere oltre ma lo scafo inizia a rallentare: è pur sempre un catamarano. Poggiamo a 60° e acceleriamo a 9 nodi (considerando la corrente siamo intorno agli 8).

Un difetto

Mentre manovriamo ci accorgiamo che il winch della randa non permette di utilizzare contemporaneamente carrello e scotta. Viriamo ripetutamente, anche senza mettere il genoa a collo, mentre il “gemello” 441 cerca di raggiungerci, ma siamo più veloci. Le migliori prestazioni non sono merito del nostro “manico” ma piuttosto della randa a testa quadra opzionale e del genoa più generoso grazie al taglio basso concesso dal carrello sulla coperta.

Attenzione alla scotta

Bisogna porre attenzione in virata alla scotta che tende ad incastrarsi nel tientibene del prolungamento della tuga: difetto pericoloso ma già in fase di risoluzione. Dopo un rapido pit-stop saliamo sul 441 perdendo il feedback del timone ma guadagnando di autonomia. Laddove prima a manovrare eravamo in tre adesso basta una persona, salvo qualche incursione a poppa per il carrello randa.

A motore 7/10

Il motore è ben dimensionato e si avvale di una elica a tre pale abbattibili. Poco visibili i giri motore su entrambi i modelli.
 

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