Nuovi posti barca nei vecchi porti: è la volta buona?Tempo di lettura: 4'

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Sembra che siano in arrivo nuovi porti attrezzati. Le istituzioni si sono accorte che occorre riadattare i porti inutilizzati, per offrire nuovi posti barca. Sperando che le leggi non si incagliano nei meandri oscuri della burocrazia

Nuovi posti barca nei vecchi porti: è la volta buona?
Volete un consiglio? Il numero che avete in mano, appena ne avrete la possibilità, mettetelo sotto il tavolo di carteggio della vostra barca: potrebbe esservi utile come la carta nautica. Comunque dategli una lettura anche subito perché è, oltre a tutto, portatore di buoni dati e buone notizie. Il che, di questi tempi, è merce rara.

La redazione ha aggiornato e arricchito, come ogni anno, l’inchiesta dell’anno passato, su porti e posti barca. Il che consente di sapere in dettaglio tutto, ma proprio tutto, della situazione attuale della portualità in Italia. Al Nord come al Sud, isole comprese.

Il nuovo decreto Sviluppo

Mi sembra giusto dire che entrare, anche se di straforo, nel “decreto di sviluppo” è una qualcosa di molto favorevole. Il ministro Tremonti non ha cacciato, e non dovrebbe cacciare, un solo euro, ma finalmente potremo colmare il gap che ci divide dai concorrenti mediterranei. Invito a leggere i numeri che abbiamo accertato: in Italia ci sono 194 strutture garantite e 83.292 posti barca, quasi 3.000 in più rispetto all’anno scorso. Ma un numero che resta ben lontano dalle reali possibilità portuali del nostro paese.

Ora speriamo che il futuro sia migliore. Se dovessimo andare avanti con l’attuale ritmo al nostro turismo occorrerebbero anni e anni per raggiungere quello che potremmo avere e ci serve. Perché? Semplicemente perché tutto è difficoltizzato da leggi e regolamenti antiquati fra tanti intralci, difficoltà speciose, burocrazia, differenti regole da una località all’altra.

Ma che cosa promette in concreto il nuovo “decreto di sviluppo”?

Uso per rispondere quanto è contenuto nella “lettera aperta” che Anton Francesco Albertoni, presidente dell’UCINA ha inviato al presidente Berlusconi pubblicandola in un avviso a pagamento sul Corriere della Sera. “Destinazione al diporto delle aree inutilizzate nei bacini portuali esistenti. Per avere 40mila posti barca in più”.

Questa faccenda della destinazione al diporto delle aree inutilizzate dei bacini portuali esistenti non è una scoperta di Albertoni. È con una certa presunzione che ne rivendichiamo la primogenitura. Ecco la storia. Quando, finalmente, in Italia ci si rese conto che il turismo nautico non decollava come meritava e che il punto debole era la scarsità di porti, intervistammo l’allora presidente dell’Ucina Paolo Vitelli. Non negò di essersene accorto e disse che aveva in programma una crociera-inchiesta, per vedere di persona come stavano le cose.

Ci disse che i Marina privati erano, secondo lui, la soluzione e anche un business. Ma fu chiaro che si riferiva a quanti possedevano, soprattutto stranieri, grandi yacht. Era prevista una relazione che venne fatta ma non è stata mai divulgata.

Il piano di Giovanni Novi

A chiarirci cosa si doveva realmente fare fu Giovanni Novi. Successore di Beppe Croce alla presidenza dello Yacht Club italiano, e presidente dell’Autority del porto di Genova, conosceva in dettaglio la situazione del nostro paese rapportata a quella dei nostri vicini, soprattutto francesi in Costa Azzurra.

Alla domanda: “Qual è il suo piano?” rispose: “È vero che in Italia abbiamo bisogno di approdi aperti al turismo nautico e che i grandi Marina, peraltro utilissimi, non sono la soluzione totale del problema. Ritengo quindi si debba studiare e realizzare un piano per dare la possibilità ai privati di avere in concessione, per un certo numero di anni, vecchi porti sotto utilizzati e approdi senza attrezzatura, con l’obbligo di ammodernarli e “arredarli” per offrire al turismo posti barca a buon prezzo e in numero sufficiente”. Il galantuomo Novi aveva ragione.

Bravo Albertoni!

Noi abbiamo deciso subito di seguire la sua linea. Che poi è diventata quella che, opportunamente, Albertoni ha messo al primo posto della sua lettera aperta dell’UCINA. Ha rivelato che è dal 2009 che ha presentato al Governo un piano che prevedeva, attraverso l’attrazione di soli capitali privati la creazione di un indotto, occupazione e gettito immediato per l’erario. Senza alcun aggravio per le casse dello Stato, ma senza avere riscontri.

Bravo Albertoni! Ma quanto scritto nella lettera ci autorizza domandare: “Perché in questi due anni non ha coinvolto stampa e diretti interessati? Perché, oltre alle lettere o alle mail, non ha informato il pubblico, magari con qualche altra conferenza stampa di quali azioni dirette si è resa protagonista l’UCINA?” Siamo nel 2011, sono passati oltre due anni.

Perché tanta politico-burocratica prudenza?

Non scriviamo questo per gusto polemico, ma crediamo che anche a Genova si vada troppo piano. Ora, però, l’occasione di marciare a passo spedito è un dovere. Quello che serve sembra ottenuto. Ora tocca proprio a tutti noi renderlo realtà.

Concludo questo 360° rinnovando ai lettori il suggerimento di leggere e usare questa edizione speciale sui porti attrezzati italiani e, se hanno qualcosa di nuovo, di segnalarcelo. Ci aiuteranno a tener aggiornata, mantenendo viva la tradizione della nostra inchiesta, quella che verrà stampata il prossimo anno e che consideriamo un appuntamento ormai consolidato.

PARLIAMONE INSIEME. Scrivete a Mario Oriani, sul sito www.giornaledellavela.com nella chat quotidiana “Vento di Mare”

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Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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