Simone e Cecilia: due cuori e una barca nei mari d'OlandaTempo di lettura: 9'

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Simone e Cecilia hanno trovato un Corribee di sei metri e mezzo (e trent’anni di età). L’hanno sistemato e sono partiti per un viaggio in barca in Olanda

di Simone Pierotti
viaggio barca olanda
Il cielo è denso, grigio come cemento e la sottile pioggia evapora prima di toccare la superficie dell’acqua intorno al nostro Tamatino, un Corribee di sei metri e mezzo e trent’anni. Quello che Simone e Cecilia, protagonisti di questa storia, hanno scelto per il loro viaggio in barca in Olanda.

Un porto in Olanda

Le basse ma ripide onde entrano nella piccola baia spinte dal vento di sud-ovest. Gli equipaggi delle barche di fronte alla chiusa Johan Frisosluis attendono di entrare nel ventre di questa opera di ingegno e sopravvivenza del popolo olandese. A terra le poche macchine e le molte biciclette si fermano al semaforo rosso della chiusa. Macchie di curiosi si assiepano sul parapetto per godersi lo spettacolo. Le barche entrano ordinate nel piccolo corridoio d’acqua tra i due grossi cancelli e poche parole si sentono tra gli equipaggi. Una volta chiuso il gate d’ingresso il livello dell’acqua sale di pochi centimetri, ma molto rapidamente. Subito si apre l’uscita e le barche, per la maggior parte a vela, riprendono il loro cammino. Pochi metri fuori dalla chiusa, come uccelli liberati, le vele vengono immediatamente issate e i motori messi a tacere. Si naviga, finalmente.

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ORMEGGIARE È UN GIOCO Anche all’interno dei numerosi paesi e delle cittadine olandesi ormeggiare non è affatto difficile o costoso. A volte può bastare un euro a metro lineare, com’è accaduto a Simone e Cecilia. In questa cifra non è previsto semplicemente l’ormeggio, ma anche l’utilizzo dei bagni e delle docce, come in un vero e proprio marina organizzato.

L’ARTE DI ARRANGIARSI

Il primo incontro con Tamatino, che all’epoca si chiamava Second Life, avvenne nell’inverno dello scorso anno quando qui tutto si ferma e si congela. La barca era completamente coperta dalla neve. Solo dopo una buona dose di pala e scopa riuscimmo a vedere le forme della coperta e smascherare i punti che avrebbero richiesto maggiori cure. In aprile, nuovo viaggio verso Stavoren, con la piccola Panda a metano carica di attrezzi, zaini e una miracolosa stufa a kerosene che ci ha salvato la vita nelle fredde notti olandesi. Abbiamo invece aspettato luglio per i lavori importanti come la sostituzione e il rinforzo interno delle lande con piastre di acciaio inox.

Stavoren, dove il mare incontra l’acqua dolce

Stavoren, il piccolo paese che ci ospita, si affaccia sullo Waddenzee e sullo Ijsselmeer. Il primo, un mare di acqua salata dichiarato patrimonio UNESCO, ha un fondale sabbioso. Il fondale in alcune zone è molto basso con correnti provocate dalla marea, che raggiunge i due metri di dislivello. Il Waddenzee ospita al suo interno le isole della Frisia. Lo Ijsselmeer è invece un bacino di acqua dolce, separato dal mare dalla Asfluitdijk, un’opera di oltre 15 miglia costruita fra il 1927 e il 1933. Abituati al colore blu intenso del Mediterraneo, sembra quasi che queste coste di acqua verde siano cosa a sé. Senza sfumature, il manto erboso della costa carica di vita terrena si tuffa nelle acque di questi mille rivoli e sembra impossibile capire dove finisce la terra e inizia l’acqua.

Gli abitanti del posto

Essendo i primi e unici italiani nel marina di Stavoren, abbiamo ricevuto tante attenzioni dalla gente del luogo. Rolf è stata la prima persona con cui abbiamo stretto amicizia. È un marinaio tedesco di 74 anni che vive la maggior parte del suo tempo in una barca d’acciaio di 10 metri, pesante ma splendidamente rifinita in mogano. Nonostante la sua barca sia completamente isolata, Rolf, per mantenere una temperatura adeguata a bordo, utilizza due tipi di riscaldamento, uno elettrico per quando è in banchina e l’altro a kerosene per quando è in navigazione. Ha comunque anche una terza stufa a petrolio di rispetto… Tra i frequentatori del nostro angolo di porto c’era anche Tim, che dopo 32 anni con i piedi ancorati a terra ha deciso di mollare il lavoro. Ha comprato un vecchio Dehler di nove metri, e partire. Nonostante le scarse finanze e i tanti problemi, Tim non si è mai scoraggiato.

Qualche sacrificio

La sera facevamo il nostro giro di perlustrazione tra i rifiuti del marina, dove con grande sorpresa era possibile trovare cime in ottimo stato, ferramenta, carte nautiche e pezzi di legno utilissimi per piccole o grandi riparazioni.

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Cecilia e Tamatino tranquilli all’ormeggio lungo un canale nei pressi di Heeg. Basta fissare la cima d’ormeggio a uno dei pali nel terreno e voilà, il gioco è fatto.

UN INIZIO DI VIAGGIO BURRASCOSO

Subito dopo il varo di Tamatino, la prematura scomparsa del nostro rumoroso quanto odiato motore (ribattezzato Tamataurus, per il rumore simile a quello di un toro) ci “ha costretto piacevolmente” a dover pianificare con molta attenzione i nostri itinerari di viaggio.

Le manovre nei canali

Le manovre a vela in un canale affollato e con vento contrario possono rivelarsi un grande esercizio o risolversi in paurosi disastri. Per non rimanere completamente privi di un qualsiasi mezzo di propulsione, decidemmo di acquistare da un robivecchi due remi usati di tre metri e venti l’uno che ci garantivano un nodo e mezzo di velocità in assenza di vento. Dato che il vento in Olanda è sempre molto sostenuto i remi si dimostrarono mezzi più utili alla socializzazione che alla locomozione. Nessuno rimaneva indifferente alla vista di una barca a vela di sei metri e mezzo con un disgraziato ai remi, bandiera italiana e basilico al seguito…

NEL SILENZIO PIÙ TOTALE SI ATTRAVERSANO CAMPI FIAMMEGGIANTI DI FIORI

NAVIGARE NEI CANALI

Data la prevalenza di venti dal terzo e quarto quadrante spesso era molto semplice partire ma estremamente complesso rientrare poiché Stavoren si trova nel punto più a ovest del sistema di canali della Frisia. Navigare a vela in un canale è un’esperienza impagabile, quasi disorientante. Nel silenzio più assoluto si attraversano campi fiammeggianti di fiori e di verde. Spesso si trovano punti dove poter ormeggiare lontani da tutto, si scende dalla barca per avere davanti ai propri occhi campi coltivati, mucche e pecore al pascolo e l’odore tipico della campagna.

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Cecilia ha spesso timonato il Tamatino, mentre Simone si occupava delle manovre. Una perfetta divisione dei compiti.
Per semplificare i passaggi delle chiuse, i tecnici cercano di riunire il maggior numero di barche.

Wokrum

Dopo i primi giorni di esplorazione siamo arrivati ai piacevoli ormeggi di Workum. Le strette strade su cui si affacciano gli edifici storici sono circondate da un intricato patchwork di canali. In alcune zone è possibile ormeggiare liberamente, ma date le tariffe estremamente basse (1 euro al metro lineare!) abbiamo preferito ormeggiare dove è possibile l’utilizzo del bagno e della doccia. Ripartiti da Workum siamo stati trainati da una barca a motore con a bordo una famigliola olandese che non ha smesso di fotografarci; passati tre ponti e una chiusa ci ritroviamo finalmente nello Ijsselmeer.

Un meteo ballerino

La navigazione nei mesi estivi in questo mare interno regala situazioni climatiche variegate. Sembra quasi che in una giornata si riescano ad assaporare tutte le stagioni che il Mediterraneo offre in otto mesi: ci si sveglia con cielo sereno pranzando accompagnati da nuvole e pioggia per cenare, infine, con un magnifico tramonto. Il vento invece è costante e meno incline a improvvise buriane tipiche del nostro mare. Questo vale anche per le situazioni di brutto tempo che possono durare a lungo ed essere molto violente, specialmente l’inverno o nei cambi di stagione.

QUI NAVIGARE È UNO STILE DI VITA

Dopo qualche ora di navigazione con uno splendido vento da Ovest che ci spinge al traverso a 5 nodi giungiamo ad Hindeloopen. Ormeggiamo il nostro piccolo Tamatino all’andana con una grossa barca a motore in acciaio. Il cordialissimo proprietario ci aiuta a fissare le cime e ci accoglie con un sorriso. Dalla barca spunta una “mandria” euforica di bambini, molti indossano giubbetti salvagente che sono necessari sia in barca che a terra. Per i bambini, infatti, il pericolo di cadere in un canale è reale, questo rende necessario l’obbligo di frequentare corsi di nuoto già alle scuole primarie.

Hindeloopen

Hindeloopen è uno splendido centro di 900 abitanti nella costa ovest dello Ijsselmeer. Camminando per le strade si possono ammirare le facciate delle case dei comandanti delle navi che nel diciottesimo secolo solcavano i mari con la Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Un incredibile negozio di cianfrusaglie ci accoglie: siamo circondati da scaffali con migliaia di oggetti più o meno antiquati, lampade ad olio, vecchie divise della marina, enormi bozzelli… Lasciamo Hindeloopen per rientrare nei canali del Friesland, aiutati da simpatici skipper olandesi che pazientemente ci trainano dentro e fuori la chiusa.

Dove ormeggiare

L’assenza di motore diventa una scusa per socializzare, per incontrarsi la sera con qualche bottiglia di vino e scambiare due chiacchiere. Credo che parte della magia della navigazione nel Friesland risieda negli splendidi ormeggi del consorzio “Marrekrite” (www.marrekrite.nl), gestito da 21 province del Friesland. Con una donazione di 11 euro si acquista una piccola bandiera che dà la possibilità di ormeggiare in tutte le aree segnalate per un massimo di tre giorni. Immersi nel verde e solitamente ben riparati ci hanno regalato splendidi scorci e nottate immerse nella quiete più assoluta.

Viaggio… con vista

In navigazione ci siamo imbattuti anche in una regata di barche d’epoca: tra migliaia di vele si fanno notare le splendide barche tradizionali olandesi utilizzate per la navigazione nei canali, chiamate “Botter”. Queste barche sono facilmente riconoscibili per le due derive mobili a dritta e a sinistra simili a due enormi branchie, riscuotono ancora moltissimo successo con un nutrito gruppo di estimatori che le curano in modo maniacale.

Un nuovo viaggio?

Negli ultimi giorni di Agosto abbiamo deciso di rientrare a Stavoren per sbarcare il motore e preparare la barca per il viaggio di ritorno in Mediterraneo. L’idea è attraversare il Belgio e la Francia utilizzando la rete di canali interni che porta fino a Marsiglia. Lì poi decideremo se tornare in Italia o continuare il nostro viaggio con la prua a Ovest!

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Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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