Caos parchi marini: continua l'odissea di Umberto Verna e dalla multa inspiegabileTempo di lettura: 4'

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Umberto Verna, noto operatore della nautica, l’estate scorsa prende una multa nel parco marino di Giannutri. Ci scrive e scoperchia il tappo di contraddizioni sulla normativa dei parchi marini italiani. Ecco il resoconto tragicomico della sua visita all’Ente Parco

Caos parchi marini: continua l'odissea di Umberto Verna e dalla multa inspiegabile
Egregio direttore, pur non condividendo il titolo ringrazio per la pubblicazione della mia lettera che ha scoperchiato un vaso il cui tappo è “paghiamo per non aver grane”. La lettera ha fatto emergere una serie di contraddizioni che rendono la normativa italiana sulle aree protette del tutto degna di essere modificata e resa più “rispettabile” e più “sensata”. Cioè più legata al vero senso delle aree marine protette. Il significato dei parchi marini non è quello di far fare cassa alle amministrazioni locali ma proteggere il nostro patrimonio e stimolare il turismo anche nautico.

Nuovi sviluppi di una vicenda kafkiana

Spinto da questa evidenza vi aggiorno su cosa sta succedendo ad un diportista che vuol pagare ma soprattutto CAPIRE! Entro i 30 giorni previsti, mi sono avvalso della facoltà concessa dalla legge di presentare uno scritto nel quale esprimo i miei dubbi. Ho chiesto che, se non si può ottenere l’annullamento della sanzione in quanto area non adeguatamente segnalata (DPR 22/7/96), ci sia applicato il minimo della pena. Attenzione: per l’Ente Parco fa fede la data di arrivo e non il timbro partenza, come in altri casi. La mia raccomandata è partita il 31 agosto, è arrivata a Portoferraio il 6 settembre, fuori tempo massimo. È stata tenuta ugualmente in considerazione.

Chiedo spiegazioni a Portoferraio

Dovendo pagare entro 60 giorni e non avendo avuto risposta, al 54° giorno mi sono recato a Portoferraio. Credo che molti altri, più pragmatici, avrebbero e avranno in passato pagato la multa e lasciato perdere. Per l’innata curiosità di capire ho deciso di prendermi un giorno di ferie e andare. Arrivo ed espongo con cortesia la mia esclusiva volontà di capire e ricevo cortesia e gentilezza. La mia pratica è al Corpo Forestale per una prima analisi, il Corpo Forestale la ritornerà all’Ente Parco con le loro considerazioni. A quel punto una commissione dell’Ente o il Direttore (non mi è chiaro) daranno la risposta alla mia domanda e il verdetto.

Pagare o non pagare la multa?

“Ma io devo pagare entro 60 giorni, quando arriverà il verdetto?” Potrebbero passare mesi o anni! Dice il mio interlocutore. E io cosa faccio? L’utente deve decidere: se paga chiude la pratica (e non riceverà mai risposta). Se non paga la pratica va avanti e potrebbe pagare anche di più dei 344 euro. Quanto di più? Dipende dalla gravità del’infrazione. E chi la valuta? Il verbalizzante, il personale della barca che ci ha fermato? Ma non ci sono dei parametri standard, ufficiali? Mi è sembrato di capire che non c’è una tabella e forse sarebbe anche difficile farla. Difficile ma non impossibile visto la casistica sicuramente elevata di questi anni di sanzioni.

Il tempo è denaro (anche nei parchi marini)

Mi è rimasto impresso un esempio fattomi dal mio interlocutore: “Dipende anche da quanto tempo eravate dentro l’area al momento in cui siete stati fermati”. Ach! Se la motovedetta che era li appostata mi raggiungeva prima pagavo meno. Fortuna andavo a due nodi! Da buon tecnico il colloquio è stato impostato da me su base tecnica ed ho ottenuto alcune delle risposte alle domande che avete posto in proposito, altre me ne sono nate. Ma la cosa più importante era che come utente non ho alternativa: o pago (e non capirò come e perché) o non pago (e mi assumo il rischio di pagare anche il massimo della pena)!

Voi cosa avreste fatto?

Io ho fatto un viaggio di ritorno tra la sensazione di essere idiota (perché non pago e basta), lo sconfortato (perché se altri prima di me si fossero dati da fare avrei meno fatica da fare), l’arrabbiato (perché la legge mi obbliga a pagare entro 60 giorni e non l’ente a rispondere entro lo stesso termine), l’impaurito (perché 344 euro sono tanti ma 1000 sono assurdi da pagare). Scusate parlo di soldi, ma in questa nautica che sembra solo di ricconi ci siamo anche noi. Conclusione di questa seconda puntata. Avendo sin dall’inizio voluto che questa vicenda fosse educativa per la coscienza sociale delle nostre figlie di 14 e 16 anni, riunione di famiglia e votazione: paghiamo e abbozziamo o chiediamo di valutare la nostra buona fede nell’impossibilità di determinare un punto così preciso col rilevamento manuale e chiediamo l’applicazione del minimo della pena? Tre a uno, aspettiamo a pagare e speriamo ancora nella giustizia.

Umberto Verna

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