Amicizia, amore, passione: perché sono diventato un velista. Le vostre storieTempo di lettura: 4'

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Abbiamo chiesto a sei marinai com’è nata la loro passione per la vela. Ne è nato un quadro variegato, in cui al velista per passione si affianca quello per amore e quello che cerca la libertà. Ecco le vostre storie

A cura di Stefania Martioli

Amicizia, amore, passione: perché sono diventato un velista storie
Ingegnere, medico, insegnante, venditore, scrittore, creativa. In un modo o in un altro sono tutti diventati marinai, per godersi di più la vita
Velista si nasce, ma, per fortuna, tante volte lo si diventa: per passione, professione, amore o amicizia. Come è successo ai sei protagonisti di questa storia. Persone normali, vicini di casa o colleghi d’ufficio. Ma che anche se li vediamo vestiti in giacca e cravatta o tailleur, oramai sono marinai dentro, anche quando li salutiamo sul pianerottolo o quando attraversano la strada. Non importa quanti mesi navighino all’anno e perché: per loro la barca a vela e la navigazione sono una mentalità, uno stile di vita.

NATO SOTTO UNA BUONA VELA

Qualcuno, come Paolo, in barca ci è praticamente nato: “Da piccolo ho seguito mio padre, poi sono andato all’Accademia Navale di Livorno, ho navigato sulle navi, ma non ho mai perso di vista la vela”, racconta. Tanto che ha regatato sul Sagittario della Marina Militare con il ruolo di Direttore Sportivo. Oggi vende e noleggia catamarani. Laura del mare aveva paura, oggi invece è proprio in barca che trova una delle maggiori ispirazioni per portare avanti la sua passione per gomitoli e uncinetti: “Alle vicine di barca più simpatiche regalo una spugnetta ecologica e lavabile che realizzo in kitchen cotton con soggetti marini”. Claudio era alpinista: nel 2002 un amico gli ha fatto scoprire la barca e oggi è completamente autonomo: sa tutto sulla manutenzione e come condurla da solo. Raffaele e Maristella trascorrono le vacanze solo in barca a vela, sulla quale hanno portato la figlia quando aveva appena tre mesi. I loro esempi insegnano che chiunque, se lo vuole, può diventare marinaio.

RAFFAELE E MARISTELLA, VELISTI PER PASSIONE

Raffaele e Maristella hanno un Grand Soleil 46, Granduca. “In ricordo della nostra cultura, formatasi a Livorno, dove c’è il monumento al Granduca di Toscana”, raccontano. Da oltre dieci anni passano oltre quattro mesi all’anno in mare; le vacanze sono sempre in barca: “Nostra figlia Anna ha avuto il battesimo del mare a tre mesi”. Lui: classe 1941, ingegnere, “una vita passata al Petrolchimico di Porto Marghera”. Lei: 66 anni, ex insegnate di inglese: “Un lavoro che ho svolto con passione, ma che non rimpiango; ero seria, oggi sarei più ironica”. Partiti da Venezia, lasciano la barca in Mediterraneo “per allargare il raggio d’azione”.

PAOLO, VELISTA PER PROFESSIONE

Paolo in barca ci va da quando era piccolo, da più di 40 anni, al seguito del padre che definisce “un grande marinaio”. Ha scoperto il Mediterraneo quando ancora non era invaso dai diportisti: “Anni in cui nei porticcioli greci e croati i cabinati erano davvero pochi”. Il mare è oggi il suo lavoro. Svolge un’attività imprenditoriale con Ventofresco: vendita e noleggio di catamarani, dei quali è “accanito sostenitore”.

LAURA, VELISTA PER AMORE

Laura, 46 anni, quattro figli, un cane e un marito “impegnativo” che ama il mare. Il mare non è il suo habitat naturale, ma quattro anni fa ha deciso di imbarcarsi, per amore: “In barca ho vinto paure e inventato piatti meravigliosi”. Il segreto? “Un capitano che consulti il meteo, che finga di ascoltare le richieste di un equipaggio chiassoso, che tolleri gli aspetti che i puri aborrono: disordine in cabina, barattoli di crema abbronzante e iPod incustoditi”.

CLAUDIO, VELISTA PER AMICIZIA

Professionista nel settore sanità, appassionato di alpinismo e dei viaggi con zaino in spalla e canoa, Claudio ha scoperto la vela grazie a un amico e alla sua voglia di imparare. Nel 2002 hanno preso il largo per la prima crociera didattica: da La Spezia alla Corsica a bordo di un otto metri. Da allora ha percorso molte miglia in Mediterraneo e non solo: nel 2006 la transatlantica come medico di bordo su una Amel.

BJORN LARSSON, VELISTA PER LIBERTA’

Incontro Björn Larsson, scrittore svedese e appassionato velista, alla prima edizione del Festival di musica e letteratura “Le corde dell’anima”, a Cremona. Presenza discreta, essenziale e solida, dal palco, in un italiano quasi perfetto “imparato dalla Tv”, racconta di come “sul mare non si vince mai” perché sfidarlo è stupido. Andar per mare – spiega – è “una assicurazione di vita” lasciando intendere che navigando si acquisisce maggior consapevolezza rispetto alla vita e al proprio sentirsi vivi. La barca è una casa che viaggia e “il marinaio non è vissuto dai locali come una minaccia perché riparte sempre, non può stare fermo”. Larsson né è convinto: “non si nasce liberi, lo si diventa”. Sognarlo non basta, è necessaria una conquista continua “che dura tutta una vita”, è solo una questione di scelta.

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