Pilot 65: comodo, veloce, perfetto per lunghe navigazioni. Ecco le caratteristicheTempo di lettura: 7'

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C’è tutto quello che uno sogna in una barca per navigare tanto, a lungo, comodi, veloci. Il primo Pilot 65 è merito di quattro grandi velisti e progettisti. Ecco le sue caratteristiche

pilot 65 caratteristicheCi sono barche che nascono così, che non ti colpiscono per una cosa in particolare, ma che ti restano dentro. Non hanno la tuga più filante e sportiva della storia, non gli interni più luminosi e spaziosi o le prestazioni di un Coppa America. Eppure, quando sono sceso in pontile a Marina di Ravenna dopo aver navigato e ho fatto le prime considerazioni, ho pensato: “mi è piaciuta!”. E quando ho cercato di capire cosa mi avesse colpito, la risposta è stata: “la barca, proprio la barca mi è piaciuta”. È questo che mi è capitato scendendo dal Pilot 65, il primo venti metri progettato da Bill Tripp per Pilot Yachts. Ecco le sue caratteristiche.

Il cantiere Pilot Yachts

Fondato nel 2007, Pilot Yacht è una realtà voluta da tre nomi storici della vela italiana e non solo: Giovanni “Dondo” Ballanti, Roberto “Piro” Onoranti e l’australiano Scott Kauffman. Il primo, ravennate, è il proprietario del cantiere Pier 12 a Marina di Ravenna; una realtà storica. Basta dire che fu il cantiere d’appoggio di Azzurra, la mitica prima sfida italiana alla Coppa America. Correva l’anno 1982. È ravennate anche “Piro”, che si è occupato della progettazione e costruzione di barche importanti da regata e da crociera fino agli Anni Ottanta, per poi lanciarsi nel retail con la catena “Punto Vela”. Kauffman è invece nato in Australia, ha girato il mondo affermandosi negli Anni ’70 e ’80 come progettista. Oggi vive a New York. Da questo eterogeneo trio è nata l’idea di una barca che fosse veloce, ma che al tempo stesso risultasse ideale per chi vuole navigare tanto, a lungo, comodo e veloce.

“Piaccia o meno, il profilo del Pilot 65 ha un carattere deciso, con quella tuga importante che viene alleggerita dalla vetrata”

Progetto e costruzione

La prima domanda alla quale i tre dovevano dare una risposta era: “A chi affidare il disegno di una barca del genere?”. Bill Tripp era l’uomo giusto. Conosciuto in tutto il mondo per i suoi yachts che hanno mietuto (e mietono) successi in regata e nei “concorsi di bellezza” riservati alle barche più belle del mondo. Le sue barche sono semplici, senza forzature. Hanno una prua sempre affilata, le sezioni sono come quelle di una top model magra sì, ma con tutte le curve al posto giusto. In effetti, l’unico appunto che mi sento di fare, è che per essere una barca destinata a persone che vogliono viverla, il Pilot 65 non è larghissimo. Le linee d’acqua, da metà scafo a poppa, garantiscono la giusta portanza; una caratteristica di tutti i disegni di Tripp.

Lo stile di Bill Tripp

In pieno “Tripp Style” anche il piano di coperta: essenziale, a bordo si cammina da prua a poppa senza incontrare ostacoli apparenti. Per quel che riguarda il piano velico non c’è nulla di eccessivo, la randa è grande e potente, ma non penalizza il triangolo di prua. Il genoa è grande quel tanto per virare senza far fatica e restare “potente”. Interamente in carbonio, è costruita su stampo femmina; una peculiarità che garantisce la massima precisione. Perché lo scafo rimane dentro lo stampo fino al totale completamento di tutte le strutture e degli impianti. Il risultato voluto è stato ottenere una barca rigida e veloce. La barca è stata realizzata in parte in Brasile, presso l’avveniristica struttura del cantiere Catarina Yachts per venire poi completata una volta arrivata in Italia.

pilot 65 caratteristiche
Il pozzetto è proporzionato, con due sedute particolarmente profonde.
pilot 65 caratteristiche
NATA PER NAVIGARE. Le linee d’acqua dell’Azuree 33 si ispirano direttamente agli scafi oceanici da regata dell’ultima generazione.

Coperta di Pilot 65

Può piacere o non piacere: di sicuro non lascia indifferenti. L’occhio cade immediatamente sulla tuga bianca, che contrasta notevolmente con lo scafo grigio e con il teak del camminamento di coperta. La vetrata laterale corre senza soluzione di continuità, rendendo il tutto “leggero”. Lo studio attento delle proporzioni permette di avere un’ottima visibilità al timone (non sempre succede, soprattutto con le tughe rialzate). Proprio dalle colonnine dei timoni si può controllare e gestire la barca, con una serie di comandi immediati e di semplice utilizzo. Il pozzetto (notevole la profondità delle sedute) si avvantaggia della protezione della tuga. Inoltre, un bimini che sparisce quasi totalmente si solleva in un attimo. A scomparsa è anche il tendalino che ripara il timoniere e che si fissa in coperta con un semplice e comodo tasto a scatto.

Semplicità

La semplicità è un’altra delle linee guida seguite sul Pilot 65. Basta notare il sistema di apertura dell’enorme gavone di poppa, in grado di contenere tranquillamente un tender di tre metri, gestibile senza sforzi con una normale demoltiplica. Niente di elettrico o di idraulico, dunque, in questo caso. Sono invece servoassistiti i winch; non potrebbe d’altronde essere diversamente su una barca con oltre 200 metri quadri di superficie velica. A prua si torna alla semplicità, con un ingegnoso sistema manuale per l’estrazione dell’ancora dal suo alloggiamento. Un ultimo appunto positivo riguarda la presenza dell’antisdrucciolo sulla tuga, una soluzione che si vede sempre meno.

Interni

Scendendo sottocoperta sono rimasto un attimo stupito: mi aspettavo di trovarmi davanti a uno spazio più grande. Ma, soprattutto, mi mancava qualcosa. Abituato come ormai sono a trovare la cucina parte integrante della zona giorno, sul Pilot 65 non c’è! Il cantiere ha infatti chiesto allo studio dell’architetto genovese Massimo Musio-Sale di ricavare lo spazio per realizzare una vera e propria cucina separata. Operazione riuscita. Superato il quadrato, infatti, trovo a sinistra un ambiente che non sfigurerebbe in molti appartamenti, con un grande piano di appoggio e un frigorifero/congelatore imponente.

Dinette e cabine

Torno in quadrato, dove a sinistra è stata realizzata la dinette che sfrutta, a centro barca, un divano con schienale ribaltabile. Perché lo noto? Perché ribaltandolo verso il tavolo da pranzo si crea automaticamente una seconda zona conviviale con le sedute del tavolo da carteggio, posizionato a dritta. Tre le cabine, quella armatoriale a prua e due cabine ospiti a poppa, tutte dotate di bagno privato e di una quantità di spazi di stivaggio perfetti per crociere, anche di mesi.

Pilot 65 in navigazione

Esco in mare appena arrivato a Marina di Ravenna: la speranza è di trovare un po’ di aria al largo, perché vicino a terra il vento latita. Mentre ci avviciniamo all’uscita del porto, “Piro” mi racconta della nascita del progetto. A un certo momento mi invita a dare gas ed ecco la prima sorpresa. I 140 cavalli del motore fanno alla grande il loro dovere. Il Pilot 65 è una scheggia capace di raggiungere i dieci nodi di velocità a motore, senza sollevare acqua. Scivola, in pratica, sul mare, dimostrandomi il buon lavoro fatto nell’insonorizzazione della cala motori.

Poco vento

Diamo randa e prendo in mano il timone, guardando l’anemometro che mi scoraggia un po’: 4 nodi di vento… La randa è su. Poggio un po’ per facilitare, se così si può dire, visto il poco vento, l’apertura del genoa. Invece, dopo poco la sensazione al timone è positiva. Il Pilot sta dolcemente prendendo il suo ritmo, riuscendo a crearsi da solo le condizioni che gli permettono di mantenere una velocità costante intorno ai 4 nodi in bolina larga. Tiriamo un po’ di bordi e anche dopo le virate l’abbrivo gli permette di ripartire velocemente. Insomma, non ci siamo mai piantati. Quando, ascoltando “Piro” che mi illustrava alcune sceltea bordo, mi sono un po’ distratto, il Pilot 65 mi ha subito “avvertito” facendomi sentire sotto i piedi che si stava “sedendo”.

Navigando con il Code 0

Le condizioni meteo non accennavano a migliorare, abbiamo quindi deciso di togliere il genoa e aprire un bel Code 0, dotato di un moderno avvolgitore Profurl. Anche qui, davvero niente da dire. Nonostante l’onda creata dalla barca appoggio dalla quale scattavano le fotografie del servizio fotografico e la poca aria, la vela di prua ha sempre mantenuto una bella forma. Anche un volta rientrati, poiché sono pochi i posti barca a Marina di Ravenna adatti al pescaggio del Pilot 65, abbiamo messo alla prova la sua risposta alle manovre a motore con un ormeggio difficile: esame superato in scioltezza. Tutto semplice. Già, ci sono ancora delle barche che nascono così, come deve essere una barca per navigare veramente.
Tante altre barche, con le loro caratteristiche, sul Giornale della Vela.

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