Ahi, serva Italia! Tra studi di nautica inutili e promesse a vuoto, è meglio andare viaTempo di lettura: 5'

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Avevano detto che sarebbe arrivata finalmente una nuova legge sui porti. Per ora in Italia è tutto fermo. All’apertura del Salone di Genova qualche politico farà promesse da marinaio. A furia di promesse mancate e di legislazioni sbagliate c’è chi ha deciso di andare via. In barca naturalmente

Ahi, serva Italia! Tra promesse a vuoto alla nautica, c'è chi sceglie di andare via
Un nostro lettore che lavora nella nautica ha deciso di prendere la sua barca e andare via dall’Italia, in mare aperto. Destinazione Caraibi, isola di Guadalupa.
Nessuno sa bene chi sarà il ministro che si presenterà all’inaugurazione del prossimo Salone Nautico di Genova sabato 2 ottobre. D’accordo, è ancora un po’ presto e con il vento che tira nel Governo è meglio andare prudenti. C’è il rischio di designare uno che fra qualche settimana sarà indagato e dovrà dare le dimissioni. Quello che è certo che non ci sarà quel Scajola che arrivò un paio di anni fa e con arrogante paternalismo fece promesse di mari e monti alla nautica italiana.

Le promesse non mantenute

Naturalmente di tutto quello che aveva promesso, NISBA, come dicevano una volta i ragazzi per dire NIENTE. Potrebbe esserci la Brambilla, titolare del dicastero del turismo, che l’anno scorso riuscì a promettere qualcosa che ci sembra faccia una gran fatica a realizzare dal Governo. Parlo del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri due mesi or sono che, oltre a meritarsi un ringraziamento ufficiale di Albertoni, presidente dell’UCINA, mi ha fatto scrivere un 360° dove ho trionfalmente annunciato che finalmente c’erano i soldi anche per attrezzare approdi e piccoli porti per una ricettività della quale il sistema nautico italiano ha un folle bisogno. Una bufala infernale.

I soldi non ci sono proprio

Non basta che il Consiglio dei ministri annunci che ha approvato un qualsivoglia decreto. Occorre che si provveda a stilare il regolamento relativo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e diventi esecutivo. L’unico modo per prendere in giro i cittadini e non sganciare neppure un euro è annunciare il nuovo decreto e poi far finta di niente. È vero che così lo Stato attua oggi una politica severa e rimanda alle calende greche la sospirata attuazione – e non caccia soldi. Ma è anche vero che così blocca un settore che sarebbe invece fonte di profitto e bacino di occupazione. Non mi stancherò mai di dire che la politica dei porticcioli con banchinaggi mobili serve oggi più di quella dei marina. Che peraltro, bisogna onestamente dire, ha il suo peso. E’ quella che, ad esempio, consente alla Croazia, di richiamare clienti in gran numero anche italiani.

Una pallida speranza per il futuro

Per evitare ancora una brutta figura mi auguro che, dopo quanto state leggendo, arrivi la notizia che il benedetto regolamento del quale vi ho parlato sia approvato in Parlamento. Sono invecchiato aspettando che le enunciazioni dei governanti diventino realtà per ingraziarsi il consenso dei cittadini creduloni come me. Speriamo che questa volta tutto si risolva e magari serva a farsi bello il ministro che verrà al Salone di Genova. Dopotutto “meglio tardi che mai”.

POST SCRIPTUM: ALBERTONI RICORDA LE PROMESSE A VUOTO

Avevo appena finito di scrivere questo 360° quando mi è giunto il testo dell’intervento del Presidente dell’UCINA alla presentazione del prossimo Salone di Genova. Ne estrapolo alcune rivelazioni. Lo propongo ai lettori per denunciare la vergognosa disattenzione alla nautica da parte di chi dovrebbe, per dovere costituzionale, farsene carico.
“Lo scorso anno – ha detto Albertoni – all’Assemblea straordinaria della nautica in apertura del nostro Salone erano presenti tre ministri. A loro abbiamo presentato il “Piano generale per la nautica” che avrebbe attratto 3 miliardi di euro di investimenti privati. “Dobbiamo farlo subito” , concludevo allora nel mio intervento. Dobbiamo andare all’attacco, innovare, in tutti i campi, anche sui temi fiscali. Questo è un settore che vuole mettersi in gioco, ma ha urgente bisogno di una politica per la nautica. Tuttavia, dopo 9 mesi, la riforma sui porti attende ancora il parere della Conferenza delle Regioni per proseguire il cammino parlamentare. Non abbiamo avuto alcuna risposta sulla ridefinizione dei canoni demaniali è rimandata alla realizzazione del federalismo”.

PERCHÉ ALCUNI SCELGONO DI ANDARE VIA DALL’ITALIA

Riceviamo una lettera di un operatore che se ne va dall’Italia. Prende la sua barca e dall’Adriatico fa rotta verso la destinazione caraibica della Guadalupa. Riprendiamo uno stralcio che fornisce un idea di come le leggi sbagliate conducano all’esasperazione. “Perché ce ne andiamo? Bella domanda! Di perché ce ne sono a non finire e non basterebbe l’edizione intera di questo mese del Giornale…”
Combatti la tua battaglia, nonostante venticinque anni di professione nella nautica, docenza e progettazione di corsi, partecipazione a conferenze con il Ministero dei Trasporti. Tutto con l’intento di fare ragionare i legislatori. E ti ritrovi che gli skippers tedeschi, francesi, inglesi, possono lavorare tranquillamente nel tuo Paese. Tu, invece, grazie ad un papocchio di Codice della Navigazione del Diporto, redatto in fretta e furia per non prendere l’ennesima sanzione dall’Europa, ti ritrovi che il tuo curriculum non vale niente.

Burocrazia e studi inutili

Devi fare un sacco di corsi di roba che hai insegnato per anni, devi fare un esame. E poi, dulcis in fundo, un apprendistato per due anni sotto un “ufficiale del diporto” . Uno che magari ha la patente da cinque anni e/o si è diplomato in un sopravvissuto Istituto Nautico. Con in più la constatazione che, nonostante in un remoto articolo del Nuovo Codice si parli di Turismo Nautico, non esiste una materia relativa. Ma tieni duro, ti arrabatti, diventi a forza un “lavoratore nero”, ti nascondi, macini bile… Perché ce ne andiamo? Perché in qualche parte del Mondo forse troveremo un posto migliore. Finché potremo navigare, almeno vedremo posti, gente, culture diverse che ci faranno dimenticare uno dei più bei Paesi del Mondo ma dove comandano furbi e cialtroni”.

SUPERTASSA ALLA GRECA

Se stai in Grecia più di 60 giorni con una barca ti becchi una supertassa. Ecco gli effetti perversi della crisi raccontati da un nostro lettore. Sono un armatore che staziona nel porto di Flisvos Atene con la sua barca. Il governo greco ha emanato un legge che colpisce fiscalmente le imbarcazioni greche e quelle di bandiera straniera che stazionano nelle loro acque per un periodo superiore a 60 giorni. Inoltre per uscire da un porto occorre l’autorizzazione delle capitaneria. Ebbene, mi è stata negata finché non ho pagato la supertassa all’agenzia delle entrate greca. L’importo? Ben 7.700 euro più il 10% ogni mese di ritardo totale 9.240 euro. Il mio avvocato si sta rivolgendo al tribunale europeo per il rimborso con la certezza che la comunità non possa accettare tale legge

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