Robin Knox Johnston: “Vai in barca disse: finché muori”Tempo di lettura: 5'

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In questa intervista esclusiva, sir Robin Knox Johnston ci svela i suoi miti e ci spiega perché i velisti italiani sono superati dai nord europei

di Beatrice Majer Tommaso Oriani

ROBIN KNOX JOHNSTON intervista
Vestito con lo smoking non sembra neanche un navigatore solitario capace di imprese tra il coraggio e la pazzia, sembra invece a suo agio a ricevere premi, qui al New York Yacht Club. Al centenario della Compagnia della Vela di Venezia, l’invitato d’onore ripercorre con noi la sua lunga carriera.

Robin Knox Johnston, 72 anni ma non li dimostra, sbarca in laguna per il centenario della Compagnia della Vela di Venezia. Un’opportunità imperdibile per scambiare due parole con uno dei più grandi velisti viventi.

Sguardo attento, barba bianca, volto segnato dal vento e dal sole e voce profonda come i mari che ha solcato. Fino a quale età si può andare in barca? Il Cap Hornier risponde alle nostre domande come un vecchio saggio: “Si può andare in barca fino al giorno della propria morte – esordisce. – Perché porsi dei limiti, quando lo puoi fare dalla culla fino, eventualmente, alla tomba?”.

Qual è la barca alla quale è rimasto maggiormente legato? Senza pensarci molto alza gli occhi e guarda verso destra sembrando voler ricordarla bene.“Se devo averne una nel cuore, deve essere Swahili, con la quale ho fatto il giro nel mondo nel ‘68-’69”.

Ma chi ha ispirato sir Robin? Quali colleghi sono stati degni di ammirazione?

“I navigatori che ho ammirato di più sono Francis Drake e James Cook, entrambi inglesi. Ai giorni nostri ci sono velisti con i quali ho regatato e che ammiro, come Peter Blake e il comandante Bill King ma ho grande stima anche per Eric Tabarly, Bernard Moitessier e Loick Peyron, ma sicuramente mi sono dimenticato qualcuno là fuori”.

Sorride serafico quando gli chiediamo cosa ne pensa della vela moderna e se, secondo lui, ha perso “un po’ del suo fascino” a causa delle tecnologie.

“Penso sia diventata più semplice – risponde. – Una volta non esisteva il sistema satellitare, ti orientavi con le carte e il sestante. Era più impegnativo, ma regalava anche più soddisfazione”.

Ha sentito parlare di Alessandro di Benedetto, autore di una delle più grandi imprese veliche della storia, la circumnavigazione del globo senza scalo con un barchino di 6,50 metri?

“Ho subito pensato che fosso un viaggio fantastico, ho avuto modo di scambiare delle mail con lui, penso che ha mostrato grande coraggio e determinazione e che il suo viaggio sia stato un successo.”

Venendo alle competizioni, gli chiediamo quale pensa possa essere la regata più importante e prestigiosa, in equipaggio e in solitario.

“Ce ne sono di molto belle, veramente, ma così, se devo dirne una, dico la Volvo in equipaggio e la Vendée Globe in solitario; la mia favorita resta comunque la Clipper race (di cui è presidente, ndr)”.

In molte competizioni i velisti italiani sono spesso in difficoltà rispetto ai loro colleghi anglosassoni, è d’accordo?

“Penso che dipenda dalle condizioni meteo, se uno vuole regatare in Nord Europa deve fare l’abitudine a condizioni difficili e impegnative; gli italiani, navigando nel Mediterraneo sono abituati ad altri tipi di mare e vento.
In regate come la Coppa America si è visto come gli italiani possano essere bravi come i nord-europei.”

Ultima domanda. Quale sarà il futuro delle regate oceaniche secondo lei?

E qui, il velista lascia campo al filosofo. “Non lo so – dice ridendo. – A volte le cose vanno giusto come devono andare, una mattina ti viene voglia di andare in barca e non scendi più. Un pomeriggio non sai che fare e questo può cambiare in poche ore. Semplicemente non si sa mai.” Lo dice toccandosi la barba e pensando, forse, al suo mare.

Swahili, la barca con la quale Knox-Johnston vinse la Sunday Times Golden Globe e con la quale ha navigato in lungo e in largo per il mondo fino anche al Polo Sud.

 

NEI MARI DI TUTTO IL MONDO

La storia di chi ha fatto la storia

È stato il primo uomo a circumnavigare il globo in solitario e senza scalo durante la cosiddetta “folle regata”, dal 14 giugno 1968 al 22 aprile 1969. Classe ’39, nato vicino Londra, ha sempre praticato sport individuali come tennis, boxe e nuoto ha cominciato a navigare nel ’57 come ufficiale della Marina Mercantile delle Indie britanniche, fu insignito del titolo di Sir nel 1995, come unico navigatore britannico nominato tre volte “velista dell’anno inglese” è stato velista ISAF con Peter Blake nel ‘95 e nel 2007 è entrato a far parte della ISAF Hall of Fame. Ha fatto il giro del mondo in solitario due volte.

I “MITI” DI SIR ROBIN

Navigatori solitari, esploratori, corsari, comandanti militari, di tutte le epoche ed età, accomunati solo dalla gloria delle loro gesta e da un po’ di sana e lucida follia: questi sono i “colleghi” stimati dall’inglese Knox Johnston.

James Cook

Esploratore, navigatore e cartografo britannico. Cook fu il primo a cartografare l’isola di Terranova, realizzò il primo contatto europeo con le coste dell’Australia e le Hawaii.

Peter Blake
In trent’anni vinse la Coppa America e le principali regate oceaniche e stracciò il record di velocità nella circumnavigazione del globo a vela senza scalo. È stato ucciso dai pirati.

Francis Drake

Fu il primo inglese a circumnavigare il globo, dal 1577 al 1580 e fu insignito del titolo di cavaliere al suo ritorno dalla regina Elisabetta I.

Eric Tabarly

Nel 1964 vinse la regata transatlantica in solitario a bordo della sua barca, il Pen Duick II. Vinse anche un’edizione successiva e una transpacifica in solitario.


Alessandro Di Benedetto

Velista italo-francese che ha circumnavigato la terra senza scalo a bordo di un mini-transat di 6.50 metri. Ha raccontato la sua avventura nel libro “Attorno al mondo su una barca di 6,50 metri”.

Bernard Moitessier

Grande navigatore, scrittore e filosofo del mare, famoso il suo abbandono mentre era in testa alla prima regata intorno al mondo in solitario per andare in Polinesia.

Bill King

Il più vecchio partecipante della Sunday Times Golden Globe Race ed è a oggi il più anziano sopravvissuto della Marina Militare inglese ad aver partecipato alla II guerra mondiale.

Loick Peyron

Velista francese che insieme al fratello Bruno è considerato uno dei massimi esperti di multiscafi, negli anni ’90 ha vinto quattro volte il campionato ORMA.

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