Robin Knox Johnston: la vita della Leggenda Vivente tra mare e velaTempo di lettura: 11'

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Robin Knox Johnston, l’ultimo dei grandi marinai viventi che hanno fatto la storia della vela, è stato il primo a circumnavigare il globo senza fare tappe. Dopo la morte della moglie, ha fatto il giro del mondo in solitaria

di Fabio Pozzo
Robin Knox Johnston vita
La Leggenda Vivente, Robin Knox Johnston, è tornata all’Oceano per colmare il vuoto che gli ha scavato nel cuore Sue, la moglie, che ha perso dopo 57 anni di vita in comune, una figlia e mille avventure. Gliel’ha strappata una tempesta che si chiama tumore. Lui, che ha sfidato il vento e tutti i mari, alla fine s’è dovuto arrendere. Senza terzaroli per ridurre la superficie del dolore, ha provato a navigare ancora, in solitaria, orzando e poggiando tra il salotto e il tinello di una casa ormai silente. Ma non c’è riuscito. Così, a 67 anni, (ora ne ha 71) ha chiesto aiuto ancora una volta a Nettuno. Che l’ha lasciato passare.

ROBIN KNOX JOHNSTON, CHE PER PRIMO HA GIRATO IL MONDO SENZA SCALI

Avevo letto, ultimamente, un’intervista di Robin Knox-Johnston, il primo uomo a circumnavigare il globo da solo senza scalo e perciò leggenda vivente per gli inglesi. A cominciare da Sua Maestà la Regina che l’ha fatto baronetto. In questo colloquio Robin aveva parlato ancora di quel mitico Golden Globe, sostenendo che Bernard Moitessier non s’era ritirato, ma semplicemente era stato battuto. Da lui medesimo, of course.

Robin e Bernard Moitessier

“Bernard non avrebbe vinto in nessun modo, io ero troppo avanti, lui lo ha ammesso. Lo conoscevo, era un’ottima persona, ma i francesi non accettano il fatto che stava per perdere…”, aveva affermato. Confermando quanto sosteneva Simone Bianchetti, il quale non parteggiava per l’Icona francese. Ho pensato, vi confesso, che Sir Robin in fondo non avesse mai digerito che Moitessier fosse diventato un mito, con quel “va te faire foutre, monde”. Poi, immergendomi nell’ultimo libro della Leggenda Vivente (Force of Nature, Per Michael Joseph di Londra, che sarà pubblicato in Italia da Longanesi), mi sono ricreduto. Ho compreso la sua grandezza. D’uomo, per prima cosa.

L’ultimo libro della Leggenda Vivente: “Viaggio in onore di mia moglie”

Di fronte alla disperazione, alle aspettative frantumate – “eravamo in attesa di una vecchiaia felice, guardando i nostri cinque nipoti crescere e trovando il tempo per visitare quei luoghi che avevamo sempre desiderato vedere”– ha deciso di “tirare una riga sul passato” e di cercare un nuovo scopo per vivere. Così, è montato su un Open 60 e si è rimesso in gioco su un percorso che aveva già fatto quando Neil Amstrong e “Buzz” Aldrin sbarcavano sulla luna. Il giro del globo in solitaria, questa volta però a tappe.

IL NUOVO PROGETTO: UN GIRO DEL MONDO IN SOLITARIA

La Velux 5 Oceans. Provate ad immaginare. Il Vecchio s’è messo al timone di Saga Insurance, una vela a noi cara perché nel 1999 si chiamava Fila e aveva portato alla vittoria della stessa regata Giovanni Soldini. Un guscio in carbonio di 18 metri e mezzo di lunghezza, sei di larghezza. Un albero di 23 e una superficie velica ampia come un campo da tennis, che se confrontata con “Suhaili”, il ketch di 32 piedi con cui vinse il Golden Globe nel 1969, sarebbe come paragonare – parole sue – “un biplano con il Concorde”.

Una sfida contro il Mare e le nuove leve

E’ andato a sfidare il Mare, una distesa di 30 mila miglia, che gli ha dato subito il benvenuto, nel golfo di Biscaglia, con onde enormi alimentate da raffiche di 70 nodi. S’è messo contro gente più giovane, più allenata, e con maggiore dimestichezza con gli Open 60 (vogliamo parlare di Bernard Stamm, Mike Golding, Alex Thompson, Graham Dalton?). Diceva d’essere “lo skipper della flotta con meno esperienza su questo tipo di scafi”. Ma aveva anche aggiunto che la sua curva d’apprendimento sarebbe stata “molto più rapida e drastica di quella dei miei avversari” e che questo avrebbe rappresentato un vantaggio.

Robin Knox Johnston vita
La “Leggenda Vivente” esulta all’arrivo della Velux 5 Ocean del 2005 (sopra)

Una sfida vinta

E così è stato: è arrivato fino in fondo, quarto, con un anno sulla carta d’identità e una sfida vinta in più. Il Vecchio e il Mare. Ecco perché mi sono ricreduto. Vuoi che uno di questa tempra, uno che sotto tempesta scrive in una mail “E’ impossibile regatare, si può soltanto sopravvivere. Ma è okay. Mi sto facendo un Irish Coffee”. Uno che dichiara, dopo aver incassato un “uppercut” tremendo che lo ha costretto a ripiegare su La Coruna per riparare i danni alla barca, “E’ stata una delle buriane più brutte della mia vita. Ma non sono ko”.

Don’t stop him now

Uno, insomma, che sceglie come colonna sonora della sua nuova avventura “Dont’ stop me now” dei Queen, a quasi 70 anni, può perdersi dietro il Mito di Moitessier? Ma và. Oltretutto, semmai mi leggesse, avrebbe sicuramente a che ridire sulla citazione hemingwayana. “Il commento che davvero mi irritava era che a sessantasette anni ero troppo vecchio. Che diavolo c’entrava l’età?” dice nel suo libro, raccontando le fasi pre-Velux 5 Ocean. “Nessuno di noi invecchia come gli altri. Alcuni sono vecchi e stanchi a cinquant’anni, altri lo diventano a ottanta”.

Nel libro scrive: “Non sono vecchio”

“Solo perché i burocrati hanno scelto i sessantacinque anni come età di pensionamento, non significa che nel momento in cui ne varchiamo la soglia diventiamo inutili per la società e un salasso per il servizio sanitario. Non siamo particolarmente propensi agli infarti ogni volta che saliamo le scale e il nostro cervello non si trasforma di colpo in semolino. E allora perché ci si aspetta da noi che scivoliamo nella vecchiaia così malamente e passiamo il resto della vita davanti alla televisione con le gambe alzate? Mi consideravo un sessantasettenne che stava per compiere quarantott’anni, e quindi non c’era nessuna ragione per interrompere le attività che mi erano sempre piaciute”.

Robin Knox Johnston vita
La “leggenda” al traguardo della Golden Globe nel 1969

LA VITA DI ROBIN KNOX JOHNSTON, NATO SUL TAMIGI

Capito? Allora, macchine indietro tutta. Lasciamo perdere il Vecchio, parliamo di Mare. Robin (William Robert Patrick, per l’anagrafe; quanto a Knox, era un nome che, dice lui, ad un certo punto diventò chissà come parte di un cognome), nasce a Putney, sud-ovest di Londra, vicino al Tamigi, ma non proprio a due passi dal mare. Eppure, la Leggenda Vivente il richiamo delle onde lo ha nel sangue. La madre è figlia di un avvocato, il padre proviene da una famiglia di coltivatori dell’Irlanda del Nord. Padre che lavorava in una compagnia di navigazione, che non andò mai sul mare, ma che – dice Robin – “sapeva moltissimo sulle navi, e forse in qualche modo mi influenzò”.

 A 8 anni decide il suo destino

La Leggenda Vivente a otto anni decide che avrebbe avuto una barca tutta sua e assembla nella soffitta di casa una canoa di tela su una struttura in legno. La mamma gli cuce la vela. L’idea finisce sul Daily Express, è premiata con biglietti d’ingresso per una esposizione nautica. Qui, Robin ammira Wanderer III, il 31 piedi con il quale Eric Hinscock e la moglie avevano appena concluso la circumnavigazione del globo, e fa una promessa: “Un giorno farò il giro del mondo”. Sarà una promessa mantenuta. Ma ci vorrà un po’ di tempo.

Robin Knox Johnston vita
A 68 ANNI A bordo di Saga Insurance ( 18 metri, ex Fila di Soldini), nel 2005 a 68 anni, Knox Johnston giunge quarto nella regata Velux 5 Ocean, giro del mondo in solitario a tappe. Trentasei anni dopo la sua impresa con il nove metri Suahili.

In Marina e in India

La Leggenda Vivente entra all’Accademia della Marina mercantile inglese a 17 anni, parte con la British India Steam Navigation Co. Poi si arruola nella Royal Naval Reserve, quindi torna alla British India e naviga in Oriente. Fa base a Bombay, nel frattempo si sposa con Sue, che lo raggiunge. Qui, mentre lui è in mare, nasce Sara. E qui decide di costruire, con due colleghi, Suhaili. L’idea era di navigare, tutti quanti, famiglia compresa, sino in Inghilterra, dove vendere la barca e comprare casa. Ma la moglie gli dà del pazzo.

Il divorzio e il primo viaggio

“Aveva ragione”, riconoscerà Robin. Sta di fatto che divorziano. “Mi sentii devastato”, confesserà. Così, si prende un anno sabbatico e parte davvero: ci mette 18 mesi, con tappa per tirare su soldi in Sudafrica, arriva in Inghilterra e investe in un Marina nell’Hampshire. E’ il 1967. Attenzione alle date: nel ’72 ritroverà la sua amata e si risposeranno. “Fu una delle più intelligenti mosse della mia vita. Sue mi ha sempre appoggiato nella mia passione per il mare e ha avuto un istinto particolare per le persone buone e cattive. Era il punto di riferimento per i miei giudizi personali e ha sempre avuto ragione”, dirà. Nel frattempo, posa la prima pietra per diventare Leggenda.

IL GOLDEN GLOBE

Superfluo raccontare come nasce il Golden Globe. Robin salpa il 14 giugno da Falmouth, con il suo Suhaili, progetto dell’americano William Atkins, su linee di Colin Archer, ma l’azienda che glielo ha venduto non ne aveva i diritti. In realtà lui avrebbe preferito una goletta di 56 piedi in acciaio, ma non trovò le 2.000 sterline necessarie per costruirlo. Ritorna 313 giorni dopo secondo l’Isaf, 312 dice lui, entrando nella storia della vela. Il primo a circumnavigare il pianeta, in solitaria, non stop. Donerà poi il premio in denaro ai familiari di Donald Crowhurst, che si suicidò sotto il peso della truffa (si nascose nell’Atlantico, cercando di farsi credere sempre in regata). “Donald non sarebbe dovuto partire, era instabile psicologicamente. Una vicenda triste”, il ricordo della Leggenda Vivente.

MARE E VELA

Da questo momento in poi, è Mare. È vela, per Robin. “Ciò che veramente amo è il senso di indipendenza che sento sul mare, quella sensazione di essere io a comandare e di avere la libertà di fare ciò che voglio. Probabilmente quando navigo sono al massimo della felicità”, il suo manifesto. Vince due RoundBritan Race (sette partecipazioni, l’ultima nel 2002) e una Cape Town to Rio con Peter Blake; regata in due edizioni dell’Admiral’s Cup (1973 e 1975). Prova la Withbread nel 1977 sempre con Blake sul maxi-sloop Condor (vincono la seconda e la quarta tappa, le uniche con Robin skipper). Scrive il suo nome, ancora con il Grande Kiwi nell’albo d’oro del Trofeo Jules Verne (74 giorni, 18 minuti, 22 secondi nel 1994 sul catamarano Enza). E poi, Route del Escrubimenta, Round Europe Race, Monaco to New York, Round Ireland , Carlsberg Trans Atlantic Race, Middle Sea Race, Atlantic Challenge… È interessante anche ripercorrere la vita manageriale di Robin. Nel 1996 la Leggenda Vivente fonda la Clipper Ventures plc.
Robin Knox Johnston vita

Robin Knox Johnston vita
Sopra, dall’alto in basso, Robin Knox Johnston alla prima crocetta senza banzigo effettua una riparazione. Suhaili in prossimità dell’arrivo a Falmouth (Inghilterra) il 22 aprile 1969 dopo 313 giorni di navigazione in solitario. Il navigatore mette piede a terra subito dopo l’arrivo della Golden Globe.

La Clipper Around the World Race

“Il nostro obiettivo era mandare otto imbarcazioni intorno al mondo in una gara organizzata da altri, ma trovammo impossibile con l’organizzazione delle regate”. A questo punto si trova otto barche sul groppone, diversi equipaggi che avevano già pagato l’iscrizione (l’idea era di portare in regata anche dilettanti), e niente gare. Nasce così la Clipper Around the World Race, che nelle sue varie edizioni porterà sugli Oceani più di duemila persone, il 40% mai salite prima su una barca. Non senza difficoltà: nel ’97, per colpa di alcuni giornalisti, – che non avevano preso sul serio questa impresa – ipotecò casa, per coprire i debiti, e il suo socio ricorse al banco dei pegni.

Una fucina di nuove idee

Per fortuna, sarà una tempesta passeggera: la svolta arriva da un’idea partorita dal Nostro mentre è nella vasca da bagno, vale a dire uno scontro tra team che rappresentano diverse città della Gran Bretagna. Un successo. Ma la Leggenda Vivente è stato anche direttore del comitato di regata della prima Around Alone, il giro del mondo in solitaria a tappe, che nell’82 si chiamò Boc Challenge. In realtà, gli ideatori gli avevano proposto di partecipare come concorrente, ma lui si negò. Poi, nel 2002, quando la regata sembrava destinata a soccombere sotto la concorrenza del Vendeè Globe, sarà lui a farsi avanti con la Clipper Ventures per gestirla in prima persona.

Gli altri riconoscimenti

E siamo arrivati, così, di nuovo alla Velux 5 Oceans. Dovrei anche citare, a questo punto, la sfilza di incarichi (presidente della Sail Training Association), riconoscimenti (tre volte Uk Yachtsman of the Year, Isaf World Sailor of the Year, Isaf Hall of Fame, Blu Water Medal del Cruising Club of America), lauree ad honorem che hanno arricchito la sua carriera. A me piace, invece, ricordare ciò che gli disse il suo professore di matematica all’Accademia: “Knox-Johnston, se tu andrai a lavorare sul mare, io emigro in Svizzera”. Sarebbe da andarlo a cercare, il docente, tra i Cantoni alpini.
Leggi anche l’intervista a Mauro Pelaschier.

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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