Tartan 3700 CCR: forme del passato, prestazioni del futuroTempo di lettura: 6'

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Il cantiere Tartan Yachts festeggia quest’anno il suo cinquantenario. Abbiamo provato Tartan 3700 CCR per scoprire il segreto di tanta longevità

di Simon Mastrangelo
Foto di Emilio Bianchi

 Tartan 3700 CCR caratteristiche
Questo primo piano del Tartan 3700 CCR di bolina larga con il reacher aperto permette di vedere quantità e qualità delle attrezzature di coperta. Notate la cura con cui sono messi in opera le maniche a vento, l’antiscivolo color sabbia, i tientibene, gli oblò e il bottazzo in teak. I passavanti grazie all’albero in carbonio con lande interne sono liberi.
Tartan Yachts propone a chi la sa apprezzare una bellezza di “sostanza”, lontana dall’esuberanza estetica mediterranea del “W (Wally) factor”. Una bellezza fatta di forme in continuità con il passato dello yachting e di tecniche costruttive, finiture e linee d’acqua, che si avvantaggiano dell’evoluzione tecnologica. Il tutto, senza venire meno ai tradizionali requisiti di qualità, solidità e marinità. Per vedere dal vivo il Tartan 370 CCR, l’ultimo pezzo di filosofia velica USA, non siamo dovuti andare in Ohio, dove risiede il cantiere da 50 anni. Più semplicemente siamo stati a Talamone (Grosseto), presso l’importatore italiano.

LE DIMENSIONI DI TARTAN 3700 CCR

Al pontile lo scafo blu del Tartan 3700 CCR (Cruise Control Rig) si fa notare per un baglio di 3,86 metri, posto a 3/4 della barca e parzialmente prolungato verso poppa, e per gli slanci ben accennati. Le forme di carena, disegnate da Tim Jackett (progettista di tutti i Tartan), propongono un diverso concetto di performance. Qui la prestazione non si misura in velocità pura, ma attraverso le medie elevate che si possono ottenere sulle lunghe percorrenze mantenendo un buon livello di vivibilità a bordo. Con un neologismo, sono linee da “long way performance cruiser”.

 Tartan 3700 CCR caratteristiche
Il winch del fiocco con gli americanissimi buchi per il “travel mug” (tazza termica da viaggio): a rischio inciampo.  La poppa nasconde una plancetta. La tuga con un piccolo trasto randa e il carrello dell’autovirante a prua.

COSTRUZIONE

Ai saloni una domanda affligge i costruttori di fascia alta: “perché le vostre barche costano di più rispetto ai modelli di grande serie della stessa lunghezza?”. La risposta per Tartan, che si posiziona in una area di prezzo piuttosto elevata (costa più di due volte un pari lunghezza delle produzioni seriali), è prima di tutto la qualità della costruzione. Lo scafo, sandwich per le murate e laminato pieno sotto al galleggiamento, è realizzato in infusione con resina epossidica e tessuti di fibra di vetro unidirezionale. Un processo dispendioso sia per i materiali che per le lavorazioni.

I vantaggi

Le fibre di vetro unidirezionali, più efficaci di quelle multiassiali, devono essere attentamente posate nella direzione del carico. Invece la resina epossidica, con migliori qualità meccaniche e di impermeabilità rispetto alla poliestere, necessita una post-cura (“cottura” in forno) successiva alla cura (indurimento della resina) per raggiungere le massime qualità meccaniche. Tutto questo permette di raggiungere un rapporto fibra/resina di 65% a 35% (rapporto quasi inverso per gli scafi in poliestere). Visto che la solidità del laminato è data proprio dalla quantità di fibra e non viceversa, rispetto alla laminazione manuale si avrà una maggiore resistenza gli urti, rigidità in navigazione e maggiore garanzia contro l’osmosi.

 Tartan 3700 CCR caratteristiche
Vi è la diffusa credenza che carbonio sia sinonimo di “regata”. Non è così, le proprietà di resistenza, leggerezza e rigidità di questo materiale possono avere enormi vantaggi anche per la crociera. Due esempi su tutti: il risparmio di peso in alto migliora la rigidità alla tela e il comfort di navigazione; le proprietà meccaniche del carbonio permettono di tenere le lande all’interno dei passavanti quando con l’alluminio non si potrebbe. Tartan conosce bene i benefici del carbonio tanto che ha acquisito nel 2004 il produttore di alberi in composito Novis Spars per renderli di serie su tutti i modelli.

COPERTA

Mettiamo in chiaro le cime mentre procediamo a 6,8 nodi (motore a 2600 giri) con la prua verso l’isola del Giglio. La coperta ci appare “monumentale” per due motivi, in primo luogo per le dimensioni importanti. Ma anche per la moltitudine di attrezzature “scultoree” presenti e sempre più rare sulle barche contemporanee. Parliamo di maniche a vento, osteriggi (un po’ alti: le cime rischiano di incastrarsi) in acciaio, tientibene e draglie ben dimensionate.

La randa

Rallentiamo, portiamo la prua al vento e issiamo le vele. La randa esce da un boma park avenue in carbonio (di serie solo sulla versione CCR), cosa più unica che rara su barche di questo tipo, e sale facilmente grazie ai carrelli lungo l’albero sempre in carbonio e di serie. Regoliamo la randa con lo stesso winch con cui l’abbiamo issata (sarebbe preferibile rinviare le due manovre a verricelli separati) e svolgiamo il piccolo fiocco autovirante regolandolo direttamente dalla timoneria.

A vela

Siamo di bolina e con 6/8 nodi di vento reale procediamo a 5,4 nodi. Allarghiamo leggermente e svolgiamo il reacher (vela utile nelle andature più poggiate è simile ad un genoa “grasso” con bugna tagliata alta), posto davanti al fiocco, e acceleriamo a 6,2 nodi con un passo morbido sull’onda che fa venir voglia di mettere miglia sotto alla chiglia verso mari esotici.

Interessante il contrasto tra la tuga classica e le linee d’acqua più moderne con baglio massimo ampio e arretrato verso poppa.
 Tartan 3700 CCR caratteristiche
La zona giorno interamente in teak, compreso il paiolo in parquet di 6mm, è particolarmente curata nelle finiture. La paratia di prua si apre per aumentare la luce.

CARATTERISTICHE DEGLI INTERNI

L’unico layout disponibile è a due cabine (una a prua e l’altra a poppa). Ulteriore riprova, qualora ce ne fosse bisogno, che siamo su una barca lontana dalle usanze del “Bel Paese”. All’interno la scala di discesa è leggermente spostata verso sinistra rispetto alla mezzeria per dare più spazio alla zona cucina. Questa, oltre alla tradizionale L a murata, si avvantaggia di un mobile contrapposto con due ampi lavelli. Quest’area farà la felicità del cuoco di bordo (purché non sia troppo alto visto che ci sono solo 183 cm) e un po’ meno quella di chi dovrà accedere alla cabina di poppa durante le concitate operazioni pre-pasto.

Dinette e cabina armatoriale

A sinistra dell’ingresso si trova un ampio bagno con box doccia seguito dal carteggio e più avanti del quadrato, dove a dritta trova posto una dinette trasformabile a U e a babordo un divano a murata utilizzabile come cuccetta di navigazione. All’estrema prua c’è la cabina armatoriale. Dotata di un piccolo lavandino con specchio, è divisa da una paratia quasi completamente apribile per aumentare lo spazio interno. La barca in prova è dotata di classici (forse troppo per i gusti minimal mediterranei) e robusti interni in teak, cuscineria in pelle e paiolo anch’esso in parquet di teak da 6 mm.

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