La tecnologia degli aerei per vincere a vela: la Coppa America è il banco di provaTempo di lettura: 3'

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Sempre più spesso la tecnologia aiuta gli equipaggi delle regate a combattere per la vittoria. Ecco allora le innovazioni sperimentate in Coppa America o: come la vela copia il mondo degli aerei

by Emilio Martinelli

La tecnologia degli aerei per vincere a vela: la Coppa America è il banco di prova
Dalla goletta America agli AC 50: la Coppa America non è solo una regata prestigiosa. È soprattutto un banco di prova per mettere a punto nuove soluzioni tecniche, sperimentare materiali innovativi. Il tutto con unico obiettivo: vincere. E così la tecnologia, spesso quella del mondo degli aerei, sempre di più aiuta gli equipaggi di vela a conquistare la vittoria. Ecco dunque che lo schooner America piombò sulla scena introducendo le vele in cotone tessute a macchina al contrario di quelle degli inglesi che erano in lino e cucite a mano. La tecnologia degli aerei per vincere a vela: la Coppa America è il banco di prova

I primi furono i J Class

Le regole sempre più restrittive per gli scafi di Coppa, anziché rallentare ha dato un ulteriore impulso alla ricerca. Prova ne sono i J Class, barche che sperimentarono soluzioni prestate dall’aeronautica. Endeavour aveva una strumentazione simile a quelle dei cockpit degli aerei dell’epoca per calcolare la direzione e la velocità del vento e un fiocco sviluppato partendo dai profili alari degli aeroplani. Ranger aveva la prua a ginocchio che allungava la lunghezza al galleggiamento. Una soluzione simile a quella di Ranger venne utilizzata dai neozelandesi nel 1987.

Pedalando… a bordo

Sempre i kiwi furono i primi ad utilizzare la vetroresina per costruire, nel 1987, il 12 Metri New Zealand K7. E sempre i Kiwi oggi hanno dotato il loro AC 50 di una batteria di cyclette grazie alle quali l’equipaggio interviene sui sistemi idraulici usati per la regolazione dei foil e delle vele.

Il salvagente… delle moto

Emirates Team New Zealand ha chiesto a Dainese di sviluppare un dispositivo hi-tech che abbinasse una funzione protettiva a quella di salvagente. Forte della sua esperienza nel mondo della Moto GP l’azienda italiana ha messo a punto il Sea-Guard, una sorta di giubbotto dotato di air bag che adotta la tecnologia D air®. Tutto ruota attorno a una centralina che monitora 1000 volte al secondo i segnali dei sensori elettronici distribuiti nel paraschiena. In caso di necessità attiva l’airbag la cui struttura a microfilamenti in terni permette un gonfiaggio controllato attorno alle zone sensibili del corpo.

Da una tecnologia all’altra il passo è breve

Oracle Team USA si è avvalsa del supporto di Airbus Industries per sviluppare i foil. Il gigante dell’aeronautica ha messo a disposizione del team americano 30 specialisti in svariati settori. Dai sistemi idraulici ai sistemi di controllo fino alle nanotecnologie. Uno sforzo tecnico che ha beneficiato del lavoro di ricerca compiuto da Airbus nello sviluppare gli sharklet degli A 320. Sono appendici collocate alle estremità delle ali che aumentano l’efficienza aerodinamica, diminuendo la resistenza indotta e causata dai vortici generati alle estremità. Una risorsa preziosa dal momento che l’obiettivo per i nuovi AC 50 è volare sull’acqua per il 90 per cento del tempo. La tecnologia degli aerei per vincere a vela: la Coppa America è il banco di prova

Ben Ainslie copia le Land Rover

Il team britannico di Sir Ben Ainslie ha fatto tesoro dell’esperienza in campo automobilistico di Land Rover. I tecnici della casa britannica hanno lavorato sulla gigantesca ala, alta più di 23 metri, attingendo a tutte le conoscenze di aerodinamica e di tecnologia informatica acquisite nella progettazione di automobili, inclusa la nuova Discovery. Grazie a un particolare programma è stato possibile esplorare e analizzare nel dettaglio le prestazioni dinamiche dell’ala, osservando in ciascun test i dati provenienti da 80 milioni di celle computazionali.La tecnologia degli aerei per vincere a vela: la Coppa America è il banco di prova

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