Quiz Vela, c'è un uomo in mare. Cosa fare?Tempo di lettura: 7'

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La risposta vincente al nostro Quiz Vela (cosa fare se c’è un uomo in mare) non è quella tradizionale che si studia sui libri della patente, ma è efficace e ricca consigli utili

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Il vincitore del nostro Quiz Vela è un toscano di Lucca: si chiama Roberto Bimbi e ha saputo indicare cosa fare se c’è un uomo in mare. Per lui la sicurezza in mare non è uno scherzo. Ci ha inviato una risposta completa di consigli utili per tutti coloro che non vogliono avere brutte avventure, anche se un po’ diversa da quella che si studia per la patente nautica. L’abbiamo scelta anche perché ci spiega come utilizzare al meglio le attrezzature moderne per il soccorso, in aggiunta a quelle obbligatorie.

LA DOMANDA DEL QUIZ VELA

Iniziamo dal quiz, ecco qual era la domanda a cui rispondere: “Navighi a vela con randa e fiocco avvolgibile, a bordo siete in tre, e state navigando a 7 nodi di velocità in andatura di bolina larga. Ci sono 15 nodi di vento e il mare è formato, ci sono solo due persone in pozzetto e la terza è al carteggio. All’improvviso un membro dell’equipaggio, manovrando all’altezza delle sartie, cade fuoribordo facendosi male a una gamba. Siete al timone, cosa fate? Come manovrate per recuperare il naufrago? Come riuscite a riportarlo a bordo considerando che non riesce a risalire da solo?
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LA RISPOSTA DI ROBERTO: COSA FACCIO SE VEDO UN UOMO IN MARE

Si tratta di una situazione di emergenza e questo significa che abbiamo già commesso degli errori. Un bravo comandante deve navigare in sicurezza proprio per non arrivare a dover gestire l’emergenza, qualunque essa sia. Nel caso specifico il primo errore è che l’equipaggio non indossava la cintura di sicurezza, cosa gravissima specialmente nelle navigazioni con mare formato.

PRIMA DI SALPARE

Molte sono le procedure di recupero, ogni comandante deve pensarne una e di conseguenza dotare la barca del necessario in accordo alla procedura scelta. Le normative vigenti impongono di avere a bordo un minimo di dotazioni idonee a gestire certe emergenze. Ritengo che vadano integrate con dotazioni specifiche e supplementari per velocizzare la manovra di recupero. Infatti è di fondamentale importanza la rapidità di intervento, sia perché cadendo in acqua il naufrago potrebbe aver perso i sensi sia per evitare l’ipotermia. È fondamentale che il comandante di un’imbarcazione abbia informato e formato l’equipaggio sui rischi e sulle dotazioni di sicurezza di bordo.

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Il giubbotto autogonfiabile è molto più confortevole. alcuni modelli hanno un’asta IOR inclusa che si gonfia automaticamente.

AFFRONTARE L’EMERGENZA

Appena avviene l’incidente, il timoniere grida a gran voce “Uomo a Mare”. Contemporaneamente tirerà la leva del MOM8, fissato sul pulpito vicino al posto del timoniere. Si tratta di un salvagente autogonfiabile dotato di asta IOR e ancora galleggiante, necessaria per poter dare un appiglio al naufrago ed avere un punto ben visibile dalla barca che inevitabilmente si allontana. La tempestività con la quale il timoniere tirerà la leva del MOM è importante, infatti, dato che la barca naviga a 7 nodi ovvero 3,6 m/sec e che il naufrago scivola da mezza barca, ipotizzando 5m a prua del MOM, l’uomo si troverà poppa della barca dopo appena 1,4 sec!

SERVE UNA MANOVRA RAPIDA

Quindi più questa manovra è rapida più il naufrago si troverà vicino al salvagente a ferro di cavallo. La seconda cosa che il timoniere deve fare è rallentare il più possibile la barca quindi, data l’andatura, orzerà fino a portare la prua al vento e nel contempo accenderà il motore utile anche a mantenere la barca prua al vento a velocità minima di manovra mentre attende che l’altra persona, che chiamerò “Andy” per semplicità di esposizione, salga in coperta. Nello stesso tempo controllerà visivamente la posizione del naufrago.

LE PROCEDURE DA SEGUIRE: IL TASTO MOB

Andy, che si trovava al carteggio, non appena udirà l’urlo del timoniere “uomo a mare” dovrà premere immediatamente il tasto MOB sul Gps (funzione del plotter che gestisce il punto come un target da raggiungere, fornendo rotta, distanza, velocità di avvicinamento, ecc.) e annotarsi sul blocco note (o giornale di bordo) i dati di navigazione. Appena fatto, Andy salirà in pozzetto, agganciandosi alla jack-line e sarà operativo dopo 30-45 sec.

LE VELE

Mollerà la scotta fiocco per arrotolarlo: sulla mia barca la cima del rollafiocco è posizionata sul trincarino in posizione comoda per il timoniere. Senza attendere che il fiocco sia arrotolato Andy mollerà la drizza della randa che può scendere liberamente e velocemente visto che è fullbatten e dotata di lazy jack sempre armati. Adesso la barca è senza vele e pronta per tornare indietro: saranno passati circa 3- 4 min dalla caduta dell’uomo e quindi dovremmo essere a circa 260-360 m (ho stimato 5 sec a 7kn per medesima rotta 3min con prua al vento durante ammainata a velocità media 1,6m/ sec), una decina di metri sottovento.

TENERE D’OCCHIO IL NAUFRAGO

Durante le manovre si dovrà continuamente controllare, visivamente, la posizione del naufrago che dovrebbe essere visibile dall’asta IOR alta 2,5m sul livello dell’acqua. A questo punto la barca manovrerà a motore permettendo ad Andy di non perdere mai di vista il naufrago se visibile e al timoniere di concentrarsi sulla direzione da mantenere che gli sarà indicata da Andy e dalla bussola di bordo. Inoltre, se è stato correttamente premuto il tasto MOB sul Gps si avranno anche i dati forniti dalla strumentazione elettronica. Appena la barca è in assetto e naviga nella giusta direzione il timoniere ordinerà ad Andy di lanciare il Pan-Pan, secondo la procedura internazionale: Pan ripetuto tre volte – Uomo a Mare ripetuto tre volte – QUI – il nome della barca ripetuto tre volte – PASSO. Alla risposta si forniranno tutte le informazioni che verranno richieste.

IL RECUPERO

Arrivati a circa 2 lunghezze dal naufrago lanceremo in acqua l’anulare rigido che rimarrà legato alla barca tramite una rocca di cima galleggiante auto svolgente. Questo sistema mantiene sempre in chiaro la cima permettendole di srotolarsi senza perdite di tempo e quindi perdita di concentrazione. Inoltre, essendo legata un’estremità della cima alla barca consente di portare a strascico l’anulare e facilitare la manovra di recupero del naufrago. Basterà che il timoniere compia una virata attorno al naufrago per avere la cima a portata di mano dello stesso.

QUANDO IL NAUFRAGO HA PRESO LA CIMA

Accertati che il naufrago ha preso la cima e poi l’anulare, il timoniere toglierà motore e manovrerà in modo da mettere la prua a favore di vento, eventualmente dando un attimo di retro per rallentare ulteriormente ma NON per arretrare. Questa posizione scongiura rollii pericolosi della barca così Andy può muoversi con maggiore sicurezza. Inoltre la pressione del vento sulla poppa farà avanzare lentamente la barca lasciando manovrabilità al timoniere, cosa impossibile se avessimo la prua al vento e motore in folle.

DOVE TIRARE IL NAUFRAGO

Nel frattempo Andy recupererà la cima galleggiante portando il naufrago sul fianco della barca all’altezza delle sartie (in questo punto la barca muove meno e siamo vicini alle drizze). Mai portarlo sulla poppa in quanto il beccheggio potrebbe schiacciare la testa del naufrago contro l’opera viva. Importante, inoltre, che l’imbando della cima galleggiante venga issata a bordo e non lasciata in acqua. Ovviamente il timoniere dovrà rimanere concentrato sui movimenti della barca cercando di mantenere la posizione descritta senza usare il motore, pericolosissimo per il naufrago e per la cima perché con mare formato potrebbe incattivarsi all’elica.

“Un bravo skipper deve navigare in sicurezza per
non arrivare a dover gestire qualsiasi emergenza”

PORTARE IL NAUFRAGO A BORDO

Una volta che la persona è sotto bordo ci accorgiamo che non può risalire autonomamente a bordo perché ferito. Il timoniere aiuta Andy a issare a bordo il naufrago agganciando una drizza libera, al salvagente a ferro di cavallo che sta indossando il naufrago. Il salvagente a ferro di cavallo del MOM 8 è già predisposto di robusti ganci dove agganciare la drizza per il recupero. Manovra comunque fattibile anche con il ferro di cavallo rigido, che è obbligatorio. Sulla mia barca inoltre ho previsto il collegamento delle draglie al pulpito tramite una cimetta di spectra rinviata più volte in modo che possa tagliarla per facilitare il recupero a bordo, anche se non sono sicuro che sia a norma.

UOMO IN SALVO

Una volta a bordo gli togliamo i vestiti bagnati da dosso, lo asciughiamo, cerchiamo di capire la gravità dell’infortunio, gli facciamo indossare la copertina termica che si trova nella Grab-Bag insieme alle altre dotazioni. Avvertiamo via radio che l’uomo è a bordo e chiediamo assistenza medica al CIRM. Nel frattempo riassettiamo la barca, diamo motore, mettiamo l’autopilota, magari srotolando anche il fiocco al fine di tenere la barca più stabile, e seguiamo una rotta confortevole per le attività di assistenza allo sfortunato.

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