Vela oceanica: in Italia tanti campioni ma nessuno sponsorTempo di lettura: 2'

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La Spagna ha copiato il modello francese, ha creato un movimento e ci ha superati. Solo in Italia, dove abbondano i campioni, la vela oceanica non ha veri sponsor

di Andrea Falcon
Pietro D’Alì è andato ancora una volta a sbattere il muso alla La Solitaire du Figaro, decisamente la regata più dura per i velisti solitari. Se arrivi con due ore di ritardo dal primo, al termine di una tappa di 500 miglia, ti classifichi a dir bene al trentesimo posto (ovvero nell’ultimo terzo della flotta). Il prossimo anno andrà a cimentarsi in questa terribile regata anche Giancarlo Pedote, migliore degli italiani alla Mini Transat dello scorso anno con il quarto posto. Sono solo alcuni dei nostri campioni di vela oceanica. E gli sponsor dove sono?

I CAMPIONI ITALIANI

A fine ottobre Marco Nannini parteciperà alla transatlantica in solitario Route du Rhum con il Class 40 UniCredit. Alessandro di Benedetto è appena diventato cittadino onorario della città francese di Les Sables d’Olonne dove ha iniziato e concluso il suo giro del mondo da record con la barca più piccola. Matteo Miceli rimetterà in acqua il suo catamarano di sei metri perché, in coppia con Tullio Picciolini, vuole riprendersi il primato sulla rotta Dakar-Guadalupa.

MOLTI VELISTI, NESSUN MOVIMENTO

Questi sono solo gli esempi più eclatanti per dimostrare che in Italia sono in diversi a dedicarsi alla vela oceanica (in effetti ce ne sono altri ancora). Ma non esiste un movimento vero e proprio, con conseguenze molto gravi. Basti pensare a Giovanni Soldini, che tenta di organizzare un team per partecipare alla Volvo Ocean Race (la più importante delle regate attorno al mondo) con una barca già acquistata da John Elkann e si ritrova in una missione impossibile.

LE AZIENDE NON FANNO DA SPONSOR ALLA VELA OCEANICA

Difficile convincere le aziende italiane che una regata attorno al mondo è bellissima e rappresenta una buona occasione per comunicare, se nessuno in Italia si preoccupa di far crescere la vela oceanica. Si parla sempre di quanto siano bravi i navigatori francesi. Ma loro hanno la fortuna di avere un centro di addestramento all’avanguardia come il Pole France Finistére Course au Large di Port la Foret. Inglesi e spagnoli sono passati dall’invidia ai fatti e hanno copiato quel modello. Come per “miracolo” adesso ci sono diversi Open 60 e Volvo 70 che navigano con la bandiera spagnola. Da Alicante e Barcellona partono due regate che fanno il giro del mondo (la Volvo Ocean Race e la Barcelona World Race). Insomma, ora ci tocca invidiare pure la Spagna.

IL CENTRO DI CARLO CROCE: UN PROGETTO SFUMATO

Carlo Croce, quando ha assunto la presidenza FIV, aveva un’idea per far crescere la vela oceanica che era stata accolta con entusiasmo e speranza. La Maddalena non sarebbe un posto perfetto per un centro? Non se n’è più sentito parlare. Non è vero che le aziende italiane non sponsorizzano la vela oceanica perché c’è la crisi. È che non ci credono perché non sanno proprio cosa sia.

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