Ricetta per la crescita: puntare sul turismo a vela, e non sulle multe in mareTempo di lettura: 5'

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Abbiamo fatto le pulci alle manchevolezze nel rapporto diportista-Stato. Vi spiego perché l’Italia dovrebbe puntare sul turismo della vela, e non sulle multe in mare

 di Mario Oriani
Ogni anno, a dicembre, ci riuniamo per fare il punto e programmare il futuro, sfogliando collegialmente la raccolta dei numeri pubblicati. Anche quest’anno abbiamo fatto attenzione a ricercare quello che è rimasto in sospeso. E che vale la pena di riprendere in mano. Ne abbiamo fatto l’elenco e, con un certo disappunto, abbiamo constatato una cosa. Tutto, o quasi, il sospeso riguarda manchevolezze, silenzi, insabbiamenti, ritardi, pigrizia, che coinvolgono il rapporto tra cittadino e Stato. Spero sia chiaro che abbiamo fatto le pulci a quello che interessa la nautica e, nello specifico, a noi diportisti. Ecco perché lo Stato dovrebbe puntare sul turismo del mare, e non su controlli e multe che scoraggiano la vela.

LE NOSTRE DOMANDE ALLE ISTITUZIONI

Perché il lettore ne abbia un quadro chiaro abbiamo compilato un elenco numerato, che consiglio di tenere sott’occhio prima di proseguire nella lettura del testo che segue. Sono dodici domande già fatte e ripetute, ma sempre senza risposta. Farei un torto al lettore se mi permettessi di fare una “spiega” una per una. Ma di un paio di queste domande vorrei scrivere, usandole come spunto di discussione globale per un interesse sociale ed economico che vale di più del nostro pur legittimo desiderio di singoli diportisti di avere a disposizione porti, porticcioli, approdi, servizi e assistenza efficiente e a giuste tariffe. Bisogna rifarsi, bene o male, alla storia.

LA NOSTRA STORIA: DA SEMPRE LEGATI AL MARE

La nostra è quella di una penisola con tanto bellissimo mare, ma con una economia nei secoli prettamente agricola. Grazie al nostro clima, alla nostra terra, alla nostra posizione geografica, i nostri prodotti agricoli sono, da sempre, nella maggior parte, i migliori del mondo. Siamo, purtroppo, un paese senza materie prime e senza petrolio. L’industria è creativa, ma è per forza di trasformazione. Il nostro passato, almeno sino a centocinquanta anni fa, era diviso in piccoli stati guidati da imperatori, re, principi, nobili, vassalli con alle spalle, di volta in volta, grandi paesi che si disputavano le nostre città. La nostra povertà li favoriva, la nostra ricchezza di artisti talentuosi li affascinava. Non era certo un’industria, ma la nostra arte e gli artisti chi ci hanno preceduto, hanno aiutato a sopravvivere e a costituire un patrimonio che oggi, turisticamente e culturalmente, è ineguagliabile.

IL NOSTRO FUTURO: IL TURISMO E IL MARE

Ma bisogna riconoscere che la merce che oggi dà benessere è il turismo. Bene le città d’arte, le montagne, le vie della moda, ma è il mare l’articolo più richiesto e meglio venduto, se ben proposto. Il Mediterraneo è merce di prima qualità, offre una varietà di opportunità sensazionali, civiltà affascinanti, gastronomie raffinate. L’Italia ha tutto per ogni stagione, per ogni cultura, per ogni piacere. Grazie alla sua forma lunga che si proietta verso Sud e al continente africano, paesaggi da sballo. Il mare è al primo posto, potrebbe essere la nostra ricchezza, la nostra miniera d’oro, il nostro petrolio che non inquina.

E invece?

Invece da sempre, oggi al peggio, è desolatamente in ritardo sui paesi concorrenti. Le pepite d’oro sono i porti turistici. Quelli che ci apprezzano, gli amanti del mare, non vogliono tutto gratis. Ma pretendono, oltre ai marina e ai grandi porti, approdi in piccoli paesi rivieraschi, dove oltre a una banchina si offrano servizi, trattorie, ristoranti, negozi, alberghi, locali tipici, tradizione. Tutto questo, in parte, c’è già ma si deve aggiornarlo o crearlo. Senza un posto dove calare l’ancora o agganciare una cima, gli stranieri preferiscono Croazia, Grecia, Francia, Spagna, Turchia dove questo si trova facilmente.

LE MULTE PER FARE CASSA

Un primo passo è quello che rammenta la prima delle nostre domande. Che sembra risolta, ma che, mentre sto scrivendo questi righe addolorate, si è perduto nei meandri della burocrazia. Ma non è tutto. Spesso l’utente viene multato quando le segnalazioni informative obbligatorie sono scandalosamente mancanti e riceve le risposte vaghe o reticenti che sono non soltanto imbarazzanti per chi le formula, ma anche una presa in giro di chi le riceve. Dare la colpa a chissà chi perché non ci sono i soldi per mettere le boe (parchi marini) e pretendere il pagamento di una multa il cui ricavato non si capisce bene in quale saccoccia finisca è offensivo e incivile.

VELA, CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

A proposito: chi è comandato a fare da controllore in mare? È la quarta domanda. Fa riferimento ai cinque differenti corpi dello stato che la esercitano. Ci chiediamo perché, in nome della semplificazione e unificazione delle procedure, non si deleghi la Guardia Costiera a farlo in tutto il litorale. C’è scritto “in mare” e aggiungo un “soprattutto” che mi sembra importante. Nei paesi civili, l’ho già detto altre volte, il doveroso esercizio di controllo dell’imbarcazione viene esercitato in banchina e non con la rincorsa, talvolta accompagnata da una sirena come quella delle autoambulanze, mentre la barca non mostra di tentare una fuga al solo vedere e sentire tanto minaccioso frastuono a meno che, ovviamente, la barca non sia sospettata di gravi irregolarità di natura penale.

RISPETTARE LA PRIVACY DEI DIPORTISTI

Non vorrei sembrare un difensore di quanto accaduto a Briatore, ma le modalità del fermo in mare aperto del suo superyacht “a noleggio” mi sono sembrate eccessive. Anzi, scorrette. Quello che noi chiediamo è di rispettare la privacy dei diportisti che in 17mila sono stati “fermati” dalla Guardia di Finanza nell’ultimo anno. Anche noi dobbiamo operare in sintonia con la legge. Ma che sia anche accettato un diritto di vedere che anche chi è chiamato a controllare, lo faccia comportandosi in tutte le sedi e a tutti i livelli tenendo conto che il cittadino, grazie a Dio, ha diritto al rispetto.

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