Vhf: come scegliere la radio di bordo e tutte le sue caratteristicheTempo di lettura: 10'

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Sembrava obsoleto, ma il vecchio Vhf ha avuto uno slancio d’orgoglio. Vi spieghiamo come scegliere e usare la radio di bordo

di Stefano Malagoli
vhf radio caratteristiche come scegliere

1. Perché il Vhf è lo strumento più diffuso per le comunicazioni in mare?

Il segreto dell’affidabilità della radio Vhf in barca dipende dalla tipologia di onde che utilizza per la trasmissione di messaggi. Si tratta di frequenze che permettono una comunicazione a distanza più chiara perché meno soggette a interferenze di tipo atmosferico o provocate da altre onde presenti nell’etere.

2. Che tipo di onde vengono utilizzate dalla radio di bordo e perché?

La radio Vhf utilizza onde metriche, in altissima frequenza definite appunto VHF (Very High Frequency) comprese tra 156 e 174 Mhz. La loro lunghezza d’onda è approssimativamente di 2 metri. Le dimensioni della sua antenna sono pari a circa la metà della lunghezza d’onda stessa. Questo rende le comunicazioni in Vhf idealmente adatte per tutte le imbarcazioni, dalle grandi navi passeggeri fino alle più piccole barche da pesca o agli yacht da diporto. Ma in mare si adottano anche altre tipologie di onde. Ad esempio le onde hettometriche, in media frequenza (MF), utilizzate per comunicazioni di media distanza da unità che si trovano a 100/200 miglia dalla costa. O le onde decametriche, in alta frequenza (HF) utilizzate in altura, per esempio nelle navigazioni oceaniche.

3. Quali sono le caratteristiche fondamentali di una radio Vhf?

Tutti i modelli permettono di filtrare i rumori di sottofondo tramite lo squelch, che consente di impostare la sensibilità del ricevitore. Sulla confezione di ogni radio troverete indicata la potenza. Il valore di massima emissione concessa agli apparati per la nautica da diporto è di 25 Watt. C’è la possibilità di ridurla a 1 solo Watt per limitare i consumi di energia e per comunicare a distanza ravvicinata.

4. A quale distanza è possibile sentirsi, con una radio in Vhf?

A parità di potenza di emissione, la distanza alla quale possono giungere le comunicazioni in Vhf dipende dall’altezza a cui sono poste le antenne coinvolte. Ad esempio, una portata di 60 miglia può determinarsi solamente tra un’imbarcazione e una stazione costiera. Tra due imbarcazioni la portata si riduce a sole 15 miglia o anche meno se si tratta di piccole imbarcazioni.

Come mai?

Al di là della potenza di emissione degli apparati radio la discriminante è soprattutto la curvatura terrestre. La portata, che in questo caso si definisce ottica, potrà superare la linea dell’orizzonte solo se le due antenne continuano comunque a vedersi, e risultare superiore a quella geografica in funzione delle rispettive altezze. In questi casi le imbarcazioni a vela sono avvantaggiate dalla possibilità di installare l’antenna in testa d’albero. Però risulta efficace solo se opera verticalmente; quando inclinata può perdere fino al 40% del proprio rendimento.

5. A bordo può essere utilizzato anche un apparecchio portatile?

Da alcuni anni, finalmente anche in Italia il Vhf portatile può sostituire la stazione fissa di bordo. La radio portatile a bordo è sempre di più di estrema utilità. Permette di effettuare o ricevere chiamate rimanendo al timone, mantenere l’ascolto sul 16 senza dover scendere sotto coperta e portarselo con sè per varie evenienze, compreso il malaugurato trasferimento sulla zattera di salvataggio, durante l’abbandono dell’imbarcazione.

6. Quali sono le principali differenze tra un modello portatile e uno fisso?

Le radio portatili sono ormai sempre più economiche e morfologicamente simili ai telefoni cellulari. Ma attenzione: anche se possono supportare la gran parte delle funzioni dei modelli fissi, sono soggetti a tre inconvenienti:
• una potenza di emissione ridotta a soli 5 Watt (anzichè 25), per contenere il consumo delle batterie ricaricabili;
• una portata limitata a causa della lunghezza ridotta dell’antenna;
• un’autonomia di esercizio che dipende dal genere di batterie utilizzate e dall’opportunità di ricarica.

Quindi come usare un apparecchio portatile?

Per un uso corretto di un modello portatile e legalizzato, è necessario che ogni apparecchio sia registrato sulla Licenza di Esercizio dell’eventuale apparato fisso di bordo. Oppure che preveda un proprio documento, intitolato all’imbarcazione sulla quale viene utilizzato o intestato all’utilizzatore stesso. Questi a sua volta dovrà essere dotato dell’apposito certificato limitato di radiotelefonista.

7. Perchè per la nautica si usano i canali e non le frequenze?

Per semplificare l’utilizzo degli apparati, grazie ad accordi internazionali, è stato concordato di dividere le frequenze d’uso in canali. Ognuno corrisponde quindi a una frequenza ben precisa, per esempio, il canale 16 corrisponde a 156,8 mHz.

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Una radio Vhf di tipo fisso. Si tratta di un modello con DSC per inviare le chiamate di soccorso, se abilitati, sul canale 70.

8. Come scegliere un buon Vhf?

Le caratteristiche fondamentali di una radio riguardano la sensibilità del ricevitore, ossia la capacità di acquisire anche i segnali deboli. Poi la potenza in trasmissione per farsi sentire più chiaramente, e la capacità selettiva, che permette di rimanere sulla frequenza del canale prescelto senza “sbordare”. A questi si aggiungono il range di funzionamento del filtro di segnali sporchi, detta soglia dello squelch. Poi l’assorbimento di energia (importante soprattutto nei portatili) sia in Hi sia in Low, in stand-by (minor consumo) e in trasmissione (massimo consumo). Contano i dettagli fisici dell’apparecchio: dimensioni, peso e robustezza, ai quali si aggiungono la leggibilità dello schermo, la semplicità di utilizzo, l’ergonomia e le funzioni supplementari. Il mix di questi elementi permette di giudicare l’ultimo parametro, ossia il costo d’acquisto.

9. Servono particolari requisiti per poter parlare al Vhf?

L’uso del Vhf avviene sotto la completa responsabilità del comandante dell’imbarcazione. Nessuno a bordo può appropriarsene senza il suo benestare. Il documento richiesto obbligatoriamente per operare con la radio Vhf è il certificato RTF (Certificato limitato di Radiotelefonista per navi). Viene rilasciato, senza esami, dagli Ispettorati Regionali del ministero delle Comunicazioni, ed è valido su unità da diporto e navi fino a 150 tonnellate di stazza lorda e con stazioni radio di potenza non superiore a 60 Watt.

10. Quali documenti sono necessari per installare il Vhf in barca?

Considerato innanzitutto uno strumento idoneo a soddisfare i requisiti in materia di soccorso e sicurezza, nel diporto il Vhf può essere utilizzato per i soli casi di emergenza (sicurezza) in mare. Per accedere ad altri servizi come quelli di corrispondenza pubblica (telefonate, fax…), è necessario attivare un abbonamento annuo. Diversamente, rinunciando alle conversazioni radiofoniche che non abbiano per oggetto la sicurezza della navigazione, basta osservare alcune disposizioni, con  un limitato impegno economico iniziale.

Quindi a chi si devono chiedere i documenti?

Dotandosi di un apparato di tipo conforme alle direttive europee CE (la conformità è dichiarata dal costruttore) è necessario richiedere l’apposita Licenza di Esercizio rivolgendosi alla Capitaneria presso la quale l’unità è stata registrata. Così si ottiene anche il numero di nominativo internazionale, indispensabile per identificare congiuntamente la stazione radio e l’imbarcazione che la utilizza. Invece i proprietari di natanti o di apparati portatili, dovranno indirizzare la richiesta direttamente agli Ispettorati Territoriali del Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento Comunicazioni, e otterranno altresì un codice personale che identifica l’apparato e il suo proprietario.

11. Che cosa viene indicato sul display della radio?

Oltre al numero del canale sul quale ci si trova sintonizzati, possono apparire alcune sigle o simboli: HI/LO: indica a che livello di potenza si sta trasmettendo se ad alta (25 W) o bassa (1W) potenza TX: significa che si ha il tasto di comunicazione premuto e si sta sta trasmettendo BUSY: il ricevitore è occupato da un segnale entrante INT USA CAN: indicano la gamma di canali adottata, che può variare secondo l’area di navigazione. In tutti i mari circostanti l’Europa è bene che la radio sia impostata con il segnale INT DW/TW: comunicano se è stata attivata la funzione Dual Watch (o Trial Watch) che permette di mantenere attivo l’ascolto su uno o due canali di servizio, senza abbandonare la guardia sul 16.

Un display di una radio è in modalità ricezione (Rx) sul canale 16 con potenza ridotta (1 watt), il segnale è occupato da una trasmissione in corso (busy), secondo la suddivisione di canali internazionale (INT), mentre l’ascolto è in dual watch (DW)

12. Che cos’è il DSC?

DSC è l’acronimo di Digital Selective Calling: è una funzione della radio che permette di effettuare chiamate di soccorso su una frequenza riservata alle sole chiamate digitali, il canale 70. Qui le comunicazioni vocali sono interdette e di conseguenza traffico e interferenze risultano ridotti, anzichè sul canale 16. Una funzione di estrema utilità in caso di emergenza che, oltre a contenere i tempi di invio della comunicazione, ne aumenta l’efficacia e la copertura del messaggio.

Come funziona il DSC?

Nel caso si rendesse necessaria ad esempio una richiesta di soccorso, l’apparecchio DSC è in grado di trasmettere automaticamente e in pochi secondi una gran quantità di informazioni a tutte le unità dotate dello stesso sistema presenti nell’area di navigazione, senza dover attendere risposte vocali e senza dover perdere tempo ripetendo le chiamate e i dettagli. Il messaggio di soccorso DSC fornisce:
• l’MMSI dell’imbarcazione, un identificativo specifico, che ne rende immediatamente riconoscibili le caratteristiche specifiche;
• la posizione della nave, fornita dall’eventuale GPS interfacciato o inserita manualmente;
• l’UTC che indica il tempo in cui è stata aggiornata l’ultima posizione;
• la natura del pericolo o del danno occorso al richiedente.

Che richieste si possono fare con il DSC?

Oltre alle richieste di soccorso (Medé) possono essere trasmesse (o ricevute) anche chiamate di urgenza (Pan Pan), di sicurezza (Securité) oppure ordinarie (Routine), che poi possono proseguire in forma vocale. Il sistema vocale e quello digitale convivono e offrono due opportunità congiunte e alternative per effettuare comunicazioni. Il sistema DSC appartiene agli strumenti adottati dal GMDSS, viene associato agli apparati di comunicazione in Vhf, MF o HF ed è presente obbligatoriamente su ogni unità che svolga navigazioni per scopi professionali.

13. Che differenze ci sono tra l’apparecchio tradizionale e quello con DSC?

Ad una prima occhiata i Vhf/DSC si distinguono da quelli tradizionali soprattutto per la presenza di un tasto rosso, coperto da uno sportellino con su scritto “Distress” che lo protegge da eventuali pressioni accidentali. A volte prevedono una tastiera alfanumerica e hanno un display sufficientemente grande che, interfacciando la radio con il GPS di bordo, riporta la posizione dell’imbarcazione in coordinate geografiche e permette l’eventuale lettura di messaggi simili ai comuni SMS.

14. L’apparato DSC può essere adottato da chiunque?

In teoria si, ma per poter attivare i contatti DSC è indispensabile disporre di un numero unico a 9 cifre, chiamato MMSI – Maritime Mobile Service Identity- che funziona esattamente come un numero telefonico e consente di effettuare chiamate automatiche, inviando la propria identità e potendo indirizzare messaggi specifici a destinatari conosciuti, o riconoscere le stazioni che eventualmente chiamano o rispondono. Anche se per le piccole unità il DSC risulterebbe particolarmente efficace, soprattutto con equipaggio ridotto.

Comunque manca un obbligo di legge

Il sistema a tutt’oggi per i diportisti italiani non risulta obbligatorio e per ragioni burocratiche, non ancora del tutto chiarite, è anzi piuttosto complicato accedervi. Provare per credere: tenendo premuto il tasto Distress appare la richieste di immettere il codice MMSI, senza il quale i servizi digitali non possono essere attivati. Molti diportisti proprietari di apparati Vhf con DSC sono convinti di poterne disporre liberamente, e rischiano di scoprire solo nel momento del bisogno di poter contare solamente sulle tradizionali chiamate vocali.
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Come si fa ad utilizzare il DSC?

Per operare in DSC è necessario disporre del codice MMSI (Maritime Mobile Service Identify), al quale è possibile accedere solo dopo aver ottenuto un apposito “certificato per operatore SRC”. Questo richiede il superamento di un complesso esame di carattere professionale.

Una questione controversa

La questione è controversa e al momento pare priva di soluzioni alternative ufficiali. Si vocifera di armatori provvisti di EPIRB, che hanno utilizzato lo stesso MMSI, ottenuto ufficialmente attraverso l’attivazione dello strumento satellitare, inserendolo anche nel apparato DSC. Ma non c’è riscontro sull’attendibilità dell’atto e sulla sua funzionalità. Altri navigatori italiani stanno rivolgendosi all’estero, pur nell’ambito della comunità europea, dove sembra che tra Francia, Svizzera e Slovenia, i certificati RSC possano essere ottenuti attraverso esami più semplici e adeguati. Certo è che gli apparati radio dotati di DSC sono stati immessi sul mercato già da alcuni anni e la loro diffusione sta aumentando sempre di più, ma per ora il loro uso completo rimane ancora “fuori portata”.

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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