Viaggio dalla Spagna al Portogallo, puntando all’OceanoTempo di lettura: 8'

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Da Formentera a Portimão. Una crociera (in undici tappe) colma di suggestioni cinematografiche e paesaggi variegati. Fra modernità (i grattacieli stile Gotham City) e tradizione (borghi pescherecci un po’ arabi e un po’ no), l’incontro con l’Oceano. Viaggio attraverso Spagna e Portogallo 

di Stefania Mattioli

viaggio spagna portogallo
Il Penon de Ifach domina la cittadina di Calpe: un ottimo punto cospicuo in navigazione.

Dopo tanto girovagare per il Mediterraneo, è il momento di lanciarsi verso un mondo nuovo, sconosciuto, dove tutto è più grande: l’Oceano. Per raggiungerlo, undici tappe lungo le coste di Spagna e Portogallo, tra passato e presente, giù dritti fino a Gibilterra e alle colonne d’Ercole, scoprendo un itinerario poco frequentato, ricco di arte e di storia. Ma anche di vicoli e città dove perdersi, almeno per un po’. Ecco l’itinerario di viaggio.

CALPE

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Partenza all’alba, mare calmo, blu intenso e la spiaggia di Espalmador (Formentera) che si fa via via più lontana, sino a scomparire. 65 miglia, navigazione tranquilla accompagnata dalla curiosità per l’approdo in Spagna, litorale a me sconosciuto. Sette ore di viaggio, una sana stanchezza. L’arrivo in porto dove lo sperone roccioso di Penon de Ifach, enorme, incombe sul paesaggio e sulla marina. Ormeggio all’inglese e doccia sul molo, liberatoria. Passeggiata in città, spensierata. Notte con il naso all’insù a guardare la Via Lattea.

SANTA POLA

Giornata noiosa, onde lunghissime e sole cocente. Nauseabonda, osservo le coste brulle di un paesaggio che appare come l’emule improbabile del Grand Canyon: pareti di polvere rossa, ocra scura e color cioccolato. D’improvviso i grattacieli, agglomerati futuribili rivolti al mare, modello Gotham City. Contrasto stridente e affascinante. Oggi il tempo pare essersi dimenticato di trascorrere e la meta è un miraggio. Al tramonto ecco il porto, ventre accogliente per riposo urbanizzato. Prevedo due giorni di terra e letture in pozzetto.

CARTAGENA

A Cartagena, è possibile ammirare uno splendido teatro romano.

Direzione obbligata a sud-ovest, cielo terso, 60 miglia a Cartagena. Prima di trovare rifugio in porto è necessario costeggiare un lungo pontone, lavori in corso per un nuovo molo. Gigantesche gru arrugginite, betoniere galleggianti, ingranaggi in movimento. Bello! Mi sembra di attraversare un cartoon di Miyazaki, tipo La città incantata. Come spesso accade, nel momento meno opportuno si alza un vento teso e contrario: ormeggiare è più faticoso del previsto. Che sollievo legare l’ultima cima alla bitta… la barca è ben posizionata e il molo è quello che costeggia la piazza principale. Rumoroso ma comodo. Giardini ben curati, strade lastricate tirate a specchio, palazzi mitteleuropei accuratamente restaurati: Cartagena, città fondata da Asdrubale nel 223 a.C., si rivela una piacevole sorpresa.

A Ronda è facile imbattersi in cavalieri in costume per le strade della città.

CARBONERAS

Viaggio di tutto relax lungo la costa di Carboneras.

Viaggio di tutto relax, poche miglia percorse. Silenzio fisiologico, sensazioni familiari. Approdo verace (privo di contaminazioni confortevoli) nel porto commerciale di Carboneras. Qui troviamo asilo accanto ad un peschereccio in avaria. Mi piace l’ospitalità spontanea e la percezione autentica dell’umana solidarietà. Passeggiata lungomare, tramonto a strisce rosa, arancio e lilla, cena in pozzetto con branzino ricevuto in dono dai vicini di ormeggio. Cosa posso desiderare di più?

ALMERIA

L’Alzacaba domina il quartiere arabo di Almeria, ricordando le passate glorie derivate dalla produzione della seta.

Indolente, come ad ogni partenza di prima mattina, affronto il cambiamento di luogo con qualche resistenza. Navigare innanzi a Capo de Gata dove fra rocce aspre e selvagge, nere e verdastre, sbucano dune flessuose di sabbia morbida, ritempra lo spirito e rafforza il desiderio marinaresco di proseguire il viaggio alla scoperta di chissàcchecosa. Trascorrere qui la notte sarebbe molto bello, ma il vento da est minaccia il piccolo Porto dei Genovesi completamente aperto e privo di ripari. Almeria è l’alternativa razionale. Golfo molto grazioso, quartiere arabo dominato dall’Alcazaba che allude alle antiche glorie derivate dalla produzione e tessitura della seta. Sentirsi in vacanza non è mai stato così facile.

MOTRIL

Siamo in viaggio da più di un’ora; il vento e il mare improvvisamente cresciuti ci costringono a una navigazione faticosa, fronteggiando le onde che frangono a prua. Vitale e salvifica la tensione salmastra, come l’approdo, preludio all’agognato riposo. Ormeggio solitario, in testa al molo. A un passo dalla barca: ristorante, docce, gasolio e taxi. Motril è “un paese per vecchi”, poco fascinoso. Crocevia ideale per viaggiatori terreni, un po’ meno per chi viene dal mare.

MALAGA

Porto commerciale di Malaga: ozio, mollemente sdraiata sul ponte a osservare i traghetti e il via vai sul molo. Dopo 50 miglia percorse, l’attracco è stato sin troppo semplice. Una banchina praticamente vuota, nessuna indicazione o divieto, un Hallberg- Rassy francese accanto a noi. Urge visita in città. Sul Paseo del mar enormi fotografie raccontano una Spagna in bianco e nero, neorealista, forte e matriarcale. Poi la cattedrale, la salita sulla torre da dove si gode lo spettacolo dei tetti in movimento. Visita al Museo Picasso e nei vicoli assolati, ristoro nel giardino dell’Alcazaba e Corrida al calar del sole. L’arena è infuocata, pubblico vociante e gesti di rito. Per me è la prima volta e, sebbene sia contraria alla mattanza, ho voluto vedere per tentare di capire.

La corrida

Spettacolari la danza incantatrice del torero, lo sventolio sincronico dei fazzoletti bianchi in segno di approvazione. Il sospiro collettivo che accompagna gli accadimenti, sottotitolo esaustivo che esorcizza paure ancestrali. Quando il gioco si fa duro guardo attraverso l’occhio meccanico, scatto una foto dopo l’altra. Decontestualizzo la violenza e mi concentro sull’eleganza dei colori in movimento perché solo così riesco a resistere. Ciò che accade mi è estraneo.

Ritorno in barca con sorpresa

Sebbene sia quasi mezzanotte, la guardia costiera dice che lì non possiamo stare. Promettiamo partenza all’alba, mancano poche ore soltanto. La risposta è no, restare significa sborsare 600 euro cash! Mollare gli ormeggi è l’unica scelta possibile. Benalmadena, 9 miglia più a ovest, ci accoglie per la notte. Il posto ci piace e l’ospitalità è eccellente. Lasciamo la barca qui qualche giorno per un tour andaluso, on the road.

NELLE STRADE DI MALAGA A TESTA IN SU: APPESA AI BALCONI UNA BIANCHERIA PARTICOLARE

ALGECIRAS

Dopo l’escursione nell’entroterra è bello ritrovare il mare. L’equipaggio si è arricchito di due giovani amici, Giulia e Andros, intraprendenti giramondo, entusiasti e curiosi. Riprendiamo il largo emozionati perché Gibilterra è a un soffio. Uscire dalle Colonne d’Ercole è il mito dell’infanzia, l’impresa impossibile che si compie. Il porto industriale color ruggine di Algeciras, 20 navi all’ancora, ci ospita per una notte. Sono d’accordo con Giulia, che annota sul diario di bordo “Algeciras, scenario surreale, centro storico asimmetrico e scrostato, un po’ arabo e un po’ no, come fosse un’ambientazione sui generis di De Chirico”.

CADICE

La PLaya de la Alcaidesa, nei dintorni di Cadice, continua a perdita d’occhio.

A bordo il dibattito è acceso: c’è differenza fra Mediterraneo e Oceano? O meglio: qual è l’elemento che attesta questa differenza? All’unanimità si decide che in oceano è tutto più grangrande: le onde, i delfini, l’orizzonte. Proiezione inconscia o realtà? Il confine oscilla fra immaginazione e oggettività, mentre Cadice è, ormai, a poche miglia. Sensi all’erta e occhi bene aperti: il fondale è molto frastagliato. Dopo uno slalom fra numerose secche – ben segnalate – il porto appare ampio e tranquillo. Guardare indietro, verso Gibilterra, è un po’ come voltarsi dopo aver lasciato alle spalle la porta di casa per accertarsi che sia tutto a posto, quasi a confermare che il desiderio di uscire è autentico.

TAVIRA

Il portolano garantisce ancoraggio sicuro, non fa cenno ad andamenti particolari di marea, se non a quelli abituali (da 3 a 4 metri). La lingua di sabbia che connota l’ingresso, ingannevole invito, sembra confermare la validità della scelta. Il viaggio è stato lungo e faticoso, 75 miglia di e mare mosso. Gettiamo l’ancora per una notte in rada nel golfo lunare. Nulla è ciò che sembra e Tavira si rivela una trappola. Al risveglio dalla pennichella il mare non c’è più. Al suo posto una distesa di fango a perdita d’occhio, altri scafi messi a nudo e in equilibrio precario, un uomo che, zappa alla mano, stana con metodo “ortofrutticolo” molluschi e conchiglie. Sto sognando o son desta? Purtroppo è tutto vero. “Oggi – dicono i locali – la marea ha subito un influsso speciale”. Conclusione: attenzione a dove mettete al barca e se potete non fermatevi a Tavira.

PORTIMÃO

L’esperienza di Tavira ha lasciato il segno, riprendo il largo tenendo le distanze dalla costa. È deciso, si naviga sino a Portimão senza altre soste, le previsioni meteo sono buone e il pericolo è scampato. Le correnti di marea sono molto forti e ci rallentano. Una volta in rotta lascio fare al pilota automatico e mi godo il nulla. Arrivo a Portimão, dolce e struggente, nella luce arancio del tramonto. Il Paese, nonostante le inevitabili contaminazioni moderne, conserva la sua identità peschereccia. Ultima tappa di un viaggio intenso e variegato. Per qualche tempo questo porto e il suo cantiere saranno la mia dimora, bisogna far carena, rassettare e riorganizzare. Decidere se proseguire facendo rotta ancora più avanti o tornare indietro puntando sulle coste marocchine.

Playa do Camillos, vicino a Lagos: sabbia bianca e acque trasparenti, per un bagno ristoratore.

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