Whites Dragons, due ragazzi da 110 e lode hanno creato un catamarano ultraleggeroTempo di lettura: 2'

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Edoardo Bianchi e Fabrizio Dragoni si sono laureati a pieni voti in ingegneria navale con una tesi molto particolare: così è nato Whites Dragons, il catamarano volante capace di regalare emozioni da Moto GP

di Eugenio Ruocco

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UNA BOMBA IN CARBONIO Edoardo Bianchi, nella foto, al timone di Whites Dragons, il cui nome altro non è che la traduzione maccheronica dei cognomi dei suoi ideatori (Bianchi e Dragoni).
Whites Dragons, il catamarano ultraleggero di cui parliamo in questo articolo, è più di un progetto. Whites Dragons rappresenta la storia di due ragazzi laureandi con un sogno: vedere volare sull’acqua la propria creazione. Edoardo Bianchi, 25 anni, alla velocità e all’adrenalina è abituato da anni: due volte olimpico sui Tornado, a prua di Francesco Marcolini. Fabrizio Dragoni, classe 1981, proviene dal mondo, meno marinaresco ma ugualmente al cardiopalma, del trial e downhill su mountain bike. Edoardo e Fabrizio si conoscono in università, al Polo Marconi di La Spezia, e decidono di unire le forze.

Il progetto: realizzare un catamarano “volante”

Un anno e mezzo di lavoro, un “mazzo colossale” a detta degli interessati: una tesi da guinness dei primati in fatica, parzialmente compensata dalla laurea in Ingegneria Navale con 110 e lode. Realizzare un’imbarcazione volante. Assurdo? Vista la direzione in cui si stava muovendo la vela mediatica mondiale (prima fra tutte la Coppa America), appariva plausibile e, in ottica commerciale, conveniente. Edoardo e Fabrizio sono partiti da un paio di scafi di un catamarano Classe A: con olio di gomito li hanno modificati riempiendoli di carbonio. Li hanno poi uniti con una tensostruttura composta da tiranti in unidirezionale (di carbonio, ovviamente) per limitare al massimo gli allungamenti. Hanno utilizzato i V foil sperimentati a partire dagli Anni ’50, ma sofferenti, all’epoca, di limiti tecnologici e di materiali. I timoni hanno il profilo a “T” rovesciata e fungono da stabilizzatori autoequilibranti in navigazione. Infine, l’albero alare e ruotante.

Notti insonni per realizzare il Whites Dragons

I due neo-ingegneri hanno fatto ricorso esclusivamente al carbonio, creando una bomba ultraleggera comodamente fruibile da due persone di equipaggio. Hanno seguito la realizzazione passo dopo passo, tra notti insonni davanti al computer e intere giornate chiusi nel capannone dello Yacht Club Italiano a trapanare e montare. Fortunatamente (per loro) c’è stato chi ha creduto nel progetto. La Riba Composites, ad esempio, che ha tagliato i pezzi custom, e la modelleria Brussolo, fondamentale per la fresatura delle matematiche dei foils. Poi, Ronstan, North Sails, Schickler Tagliapietra, CPM e Angelo Glisoni. E gli amici, disposti a sporcarsi le mani e imbiancarsi di vetroresina per un sogno non loro. Adesso Whites Dragons naviga e stupisce al largo di Genova.

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Sopra, la renderizzazione 3D di Whites Dragons. L’utilizzo del carbonio per la costruzione ha permesso di sviluppare un catamarano lungo 5,5 metri, largo 4 m, ma che alla fine pesa pesa solo 130 chili.
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