Beni di lusso e barche: le promesse non mantenuteTempo di lettura: 7'

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BEFERA: “IL FISCO NON CE L’HA CON CHI HA LA BARCA”

ATTILIO BEFERA FISCOAttilio Befera (nella foto), direttore dell’Agenzia delle Entrate, l’aveva detto a settembre 2010 al quotidiano genovese Il Secolo XIX: “Non ce l’abbiamo con chi ha una barca. Anzi! Se un cittadino guadagna un milione di euro l’anno e ha un`imbarcazione da 300 mila euro, il fisco è contento per la ricchezza indotta che si crea”. A novembre Befera è ritornato sull’argomento sul settimanale Panorama: “C’è gente che dichiara un reddito inferiore a quello che paga di leasing. Oppure dichiara meno di 20mila euro l’anno e ne paga 6mila per un circolo privato. Se c’è discrepanza superiore al 20 per cento tra la dichiarazione dei redditi e quello che emerge dal redditometro, il fisco farà un accertamento”.

La polemica

Ma in questi mesi la polemica non si è placata. Così, all’inizio di febbraio Befera, è ritornato sull’argomento con decisione, rispondendo al mensile Yacht&Sail, che in un articolo aveva scritto: “Basta una barca a vela di oltre sei metri e stazza superiore a tre tonnellate per essere considerati tra i possessori di beni di lusso”.

La risposta di Befera

Ecco cosa risponde il direttore dell’Agenzia delle Entrate: “Le barche non costituiscono, come riportato maliziosamente nell’articolo, un male assoluto, almeno nell’ottica dell’amministrazione finanziaria. Piuttosto, come altri indici rivelatori di un elevato tenore di vita, anch’esse sono poste in correlazione diretta con il reddito effettivamente dichiarato dal contribuente. Soltanto nel caso in cui esista una forbice significativa tra spese effettive e quanto dichiarato scatta l’accertamento”.

Befera: “Serve un cambio di passo”. Ma la Finanza non ci tratti come delinquenti

E termina la sua replica così: “È fondamentale un cambio culturale che coinvolga tutti per riconoscere l’interesse pubblico nelle attività di recupero dell’evasione, al di là di ogni interesse privato”. Non si può essere che d’accordo con Befera. Un’unica preghiera: per favore direttore, dica alla Guardia di Finanza di non fermare l’estate prossima tutte le barche ancorate, mentre ci si fa un bagno, come se fosse una retata di malavitosi.

Ci continuano a dire che il diporto nautico è una priorità della nazione, ma nessuna delle promesse dei politici si è realizzata. Anche se il presidente degli industriali nautici dice che qualcosa si sta muovendo

di Mario Oriani

Come passa il tempo. Ancora qualche giorno fa faceva frescolino dopo il difficile inverno, ed ora in Riviera sugli alberi c’è qualche tenera foglia verde primaverile. E’ora di dedicare un po’ di tempo alla barca per la prossima stagione?
Direi di si. Ve lo consiglio, il sole e il mare diventano tiepidi in fretta tanto quanto, purtroppo, si raffreddano in autunno. Ma parliamo della prossima stagione.

COSA CI ASPETTA DI NUOVO?

Speriamo meglio, l’inverno meteorologico sembra avere influenzato quello che avevamo previsto o meglio sperato per l’anno scorso. Il nostro chiodo fisso resta quello dei porti, porticcioli, posti barca delle nostre riviere per uno sviluppo razionale della nautica per tutti.

LA PROMESSA DI BRAMBILLA: AGGIORNARE I PIANI DI APPRODO

Il ministro del turismo, che sembrerebbe doversi interessare anche di quello nautico, Micaela Brambilla, aveva promesso un piano per l’aggiornamento degli approdi o meglio l’utilizzo degli spazi a mare in località dove sarebbe facile e poco costoso attrezzarsi con banchine mobili per le piccole e medie barche, facilitando la ricerca dell’ormeggio sia dei diportisti con sede fissa sia di quelli di passaggio. Quanti sono coloro che vorrebbero passare in crociera le loro vacanze e che sono costretti a rinunciare. Senza posto barca fisso è inutile comperarsi barca e senza un pur fortunoso ormeggio per qualche notte è stupido rischiare una crocierina.
Dopotutto si tratta di vacanze, di tempo libero.

CAPITOLO TURISMO

Non parliamo poi di come queste soluzioni sarebbero gradite agli stranieri, che vorrebbero venire da noi e sono costretti ad andare nei paesi vicini al nostro che si sono già attrezzati per tempo. Per l’Italia, che ha coste e mare belli e ricchi, sembrerebbe abbastanza facile attuare questo programma e riprendersi quella leadership mediterranea che ha perso. Sarebbe la soluzione naturale per moltiplicare i posti di lavoro, valorizzare l’indotto, aiutare ad allontanare più in fretta la crisi che ci ha visto compagni di sventura con altri paesi ora più svegli di noi. Ma…

LE PROMESSE SI BLOCCANO A ROMA

A Roma c’è sempre un ma a complicare le cose… tutto questo è rimasto nella cosiddetta “fase di studio”, perché chi tiene le chiavi della cassa è personalmente nemico del mare che vede soltanto quando la televisione lo mostra agitato. Oppure, come la Brambilla, pesantemente criticata da tutti, che preferisce dedicarsi al reperimento di voti elettorali e parlamentari, come un qualsiasi viaggiatore di commercio, con tante scuse a chi fa questo mestiere, alla ricerca di punti di vendita. E così gli anni passano. Sprecati sotto tutti i punti di vista. Penso sia interessante, a proposito degli italiani proprietari di yacht, ricordare la terribile estate scorsa quando sembrava che la soluzione dei guai fosse quella di scovare tra loro evasori fiscali, per scoprire poi che, se qualcuno c’è, molti sono soltanto colpevoli di scontrarsi con leggi ambigue e una vera caccia all’uomo.

La classifica dei ministeri a favore del diporto, secondo
l’UCINA: un bel voto a Sviluppo Economico,
Infrastrutture, Semplificazione. Ma nulla si muove

ALBERTONI (UCINA): “NAUTICA HA L’APPOGGIO DEL MISE”

Per non parlare della fuga degli stranieri che, a causa dell’assenza di una normativa per il leasing (che è poi costata al settore un rosso pauroso, sembra quasi un miliardo) sono andati lontano. La prossima estate tutto dovrebbe essere finalmente risolto, d’accordo con l’Agenzia delle Entrate, così dicono, con un non piccolo vantaggio per il settore. Speriamo si possa prendere per buono quanto con sommo ottimismo e un poco di piaggeria il Presidente dell’UCINA (l’associazione che raduna produttori e importatori nautici), Anton Francesco Albertoni, ha dichiarato in una intervista, che la nautica avrebbe finalmente trovato un supporter nel ministro delle Sviluppo economico Paolo Romani.

Un’altra promessa non mantenuta? 

Ma anche qui l’ottimismo, almeno sino ad ora, si basa su promesse e dello stanziamento di altri 40 milioni euro a favore degli incentivi per la nautica che, a mio parere, sono stati , soprattutto per i diportisti o aspiranti tali, una bufala. Albertoni ha parlato a lungo dei politici e, oltre a quelli già citati, ha criticato con un una carezza improvvisata Stefania Prestigiacomo , “ministro del sud” che dovrebbe essere più sensibile al turismo nautico che per le regioni meridionali è attività fondamentale. Lasciando la Prestigiacomo ai suoi problemi, ha anche ricordato che “sono passati ormai trent’anni da quando “non” ci si occupa di accelerare il processo di revisione della legge quadro che sta soffocando l’economia del territorio e che il Ministro dovrebbe rendersi conto che se c’è un settore dal quale partire quella economia è proprio questo”.

EMENDAMENTI BLOCCATI

Ma non è tutto, il Presidente ha poi rilevato la geniale intuizione di aprire un fronte con il Ministero della Semplificazione e di aver fatto una “scoperta”, Roberto Calderoli, titolare di quel dicastero, trovando un interlocutore valido e preparato che si è dato da fare e “i frutti sono stati immediati” con l’approvazione alla Camera, ma ancora in discussione al Senato. Almeno alla data in cui scrivo, dei tre famosi emendamenti, superyacht, trasporti eccezionali, pontili galleggianti. E, non ultimo, il recupero della portualità che entra nel pacchetto del federalismo demaniale, che porterà una vera e propria rivoluzione del demanio stesso. In buona sostanza, il Presidente ha anche dato i voti ai politici: bene Sviluppo Economico, Infrastrutture, Semplificazione. Rimandati, a mio avviso con prudenza molto ruffiana, Ambiente e Turismo che meritano la bocciatura.

IN ATTESA DI UNA PROMESSA MANTENUTA

Comunque noi staremo attenti a controllare che, almeno questa volta, non ci facciano passare per scemi. Per concludere parliamo un momento del Salone di Genova che, finalmente ci si è accorti, abbisogna (è parola che rubiamo a Albertoni) di un maquillage. Maquillage? Mi sembra poco. Anche qui troppo ottimismo e esagerata prudenza che può portare a guai grossi. Invece ci vorrebbe coraggio. Il Salone se non proprio da rifondare è da rivoluzionare. Ne parleremo. Certo che ne parleremo e se c’è qualcuno che vuol dire la sua, sarà bene accetto su queste pagine.
 
 

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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