Amici per la crociera: condividere la proprietà di una barcaTempo di lettura: 11'

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Nicolò von Wunster e Luca Garioni ci raccontano i vantaggi di condividere la proprietà di una barca e ci svelano i segreti per andare in crociera per tutto il Mediterraneo

marinai baltic 38 nike
Amici da 30 anni, posseggono in società il Baltic 38 Nike, che tengono lontano da casa, in porti facili da raggiungere con i voli low cost
Condividere la proprietà di una barca con un amico è un’idea che spesso spaventa più di un matrimonio. Se da un punto di vista gestionale ed economico offre vantaggi indiscutibili, dall’altro può mettere a dura prova un’amicizia o il proprio sistema nervoso.
I problemi sorgono se il desiderio di possedere la barca viene prima del piacere di condividere con un amico la passione per la vela e per la crociera. Prima bisogna trovare l’amico e dopo la barca; non il contrario”, racconta Nicolò von Wunster, 48 anni di Lugano.
Nicolò è il pronipote del tedesco Karl Einrich von Wunster, fondatore nel 1879 a Seriate dell’omonima birra, e con Luca Garioni, 55 anni di Gargnano, da due anni è proprietario di Nike, un Baltic 38 del 1984, disegnato da Doug Peterson.
Avere la barca in due è più semplice e più divertente: ti permette di passare del tempo insieme con un caro amico e, quando questo non è possibile, un po’ la usa uno e un po’ la usa l’altro”, spiega Garioni che a sua volta, possiede anche un IW31, uno Sparkman&Stephens del 1969, a mezzi con l’amico Alberto Moncigoli, sul lago di Garda.
Io non sopporto nessuno a bordo: marinai o persone che pensano di dovermi aiutare, ma adoro navigare con i mie amici”, conclude. Von Wunster completa il concetto con una citazione: “Chichester (il celebre navigatore inglese che nel 1967 completò il primo giro del mondo a vela in solitario, ndr) diceva che in barca bisognava andarci da soli o, al massimo con la moglie e i figli; ma io credo che la pace la trovi anche se hai la fortuna di trovare un amico con il quale far condividere alle due rispettive famiglie il piacere di andare in crociera in barca a vela”.
barltic 38
COME IN UNA GRANDE PISCINA In alto, Nike, il Barltic 38 del 1984 (disegnato da Doug Peterson) di Nicolò von Wunster e Luca Garioni alla fonda in Sardegna, nell’acqua trasparente nella baia della Pelosa, molto bella per una sosta con la famiglia e ibambini, che possono giocare come se stessero in un grande parco acquatico.

TROVARE UN AMICO

Avere un socio-armatore che sia anche il compagno perfetto per la crociera è davvero una bella fortuna; è più difficile trovare lui che la barca da comprare. Nicolò von Wunster e Luca Garioni si sono trovati per caso, all’aeroporto di Linate, a Milano, nel 2006.
In effetti si erano conosciuti molti anni prima, ma non si vedevano e non si sentivano più da circa 15 anni, durante i quali si erano sposati, avevano messo su famiglia ed erano stati assorbiti dalle rispettive carriere lavorative (anche con lunghe permanenze all’estero tra Inghilterra, Francia e Hong Kong).
Eppure, dal 1980 al 1990 erano stati insieme quasi tutti i giorni, avendo fatto prima entrambi parte della Nazionale olimpica italiana di Tornado (con la quale von Wunster era diventato anche campione italiano nel 1984 e 1985 e aveva vinto le selezioni per le Olimpiadi di Los Angeles ’84, ma la Federazione Italiana Vela decise di non mandare alcun rappresentante azzurro in quella classe) ed avendo poi costruito Cutty Surk, un catamarano della categoria Formula 28 con il quale parteciparono alle regate del circuito europeo, tra cui la Bol d’Or.

nave verso asinara
Sopra, Nike naviga al traverso dell’Asinara.
Quando, dopo tanti anni, ho incontrato di nuovo per caso Luca all’aeroporto di Linate, ho avvertito subito che la simpatia reciproca che avevamo 15 anni prima, ai tempi delle regate, era rimasta intatta”, Wunster, “così, pochi ho proposto di comprare una barca insieme”. Prima di rivedere Luca, Nicolò aveva sempre conservato il sogno di possedere un giorno una barca con un amico.
Un desiderio che è nato dopo essere andato alcuni anni in crociera charterizzando la barca con mia moglie e i miei figli piccoli, portandomi però sempre dietro per sicurezza un marinaio di mia fiducia: un ragazzo che conoscevo bene, Andrea Mangano di Aqualagna.
Era uno sportivo vero e suonava la chitarra: faceva tutto, anche il baby sitter. Aveva dieci anni meno di me, ma una cultura sconfinata e in barca ci facevamo delle belle chiacchierate su qualsiasi argomento. Purtroppo è morto prematuramente in un banalissimo incidente stradale in Sardegna”.
Inseguendo questo sogno, von Wunster tenta l’operazione prima con un altro vecchio amico di regate, ma le intenzioni non sono le stesse e il progetto naufraga.
Con Luca, invece, l’intesa è immediata: “Siamo partiti subito alla ricerca della barca da comprare, arrivando fino in Finlandia per vedere uno Swan 38 del 1984”, racconta von Wunster. “Alla fine, grazie ad un annuncio di Media Ship inserito su Il Giornale della Vela, abbiamo trovato, in Liguria, Nike, il Baltic 38 che abbiamo acquistato e che ora teniamo per un po’ ad Alghero”.

I CONSIGLI DI NICOLÒ E LUCA PER CONDIVIDERE LA PROPRIETA’ DI UNA BARCA

La barca ideale per la crociera

Deve essere semplice, armata in maniera tradizionale, in testa d’albero e senza volanti, con le manovre rinviate in pozzetto. Deve avere delle ottime vele che siano efficienti di bolina, quindi una randa con le stecche e non avvolgibile. In barca è utile avere anche un fiocco da issare con vento forte. Meglio lo spinnaker del gennaker, per andare veramente di poppa. Non deve mancare un bel tavolo da carteggio dove stendere comodamente le carte nautiche (sempre utili anche nell’era del gps).

MEGLIO UNA BARCA PICCOLA

Alla base dell’intesa tra Nicolò e Luca, c’è la volontà di avere una barca piccola. “L’idea nasce da un concetto scritto da Olin Stephens (il più grande yacht designer del XX secolo, ndr) nella sua biografia: le grandi famiglie americane hanno sempre avuto barche da diporto da 35 a 50 piedi”, spiega von Wunster. “Inoltre, c’è il pensiero anglosassone secondo cui il valore della barca non deve mai superare il 3% dei beni personali”. Aggiunge Garioni: “Per una barca bisogna spendere una cifra che, se la perdi, non mandi all’aria l’economia familiare”. Ecco spiegata anche l’affannosa ricerca di una barca usata: “Una barca di 10-15 anni, se ben tenuta, non ha nulla da invidiare a una nuova. Noi, poi, non dobbiamo dimostrare niente a nessuno.

“Integrarmi con il mare”

Per me la barca deve essere un oggetto con il quale integrarmi con il mare, non per far vedere che sono un uomo arrivato”. Quindi, secondo von Wunster e Garioni, una barca di dimensioni ridotte, acquistata usata, offre due vantaggi: è più economica e più divertente. “Se invece di un 38 piedi avessimo un 80’, cosa avremmo di più? Nulla”, spiega Garioni. “In più saremmo costretti a pagare qualcuno per mantenerla e portarla. La barca è un oggetto che ti deve dare tanto e che tu devi sapere gestire da solo. Non abbiamo bisogno di un 80 piedi per andare a vela.
Siamo cresciuti in un’epoca in cui la barca più grande era un 6o piedi. Vedevi arrivare un Comet 910 o un Grand Soleil 34 e dicevi: ‘Che barca grande!’. Oggi hanno tutti dei 60 piedi che non si godono, perché per cazzare una scotta hanno bisogno dei winch idraulici”. Aggiunge von Wunster: “Con 100.000 euro ti porti anche da solo fino in un Tunisia. Poi, barche come la nostra, del 1984, ben riuscite, non perdono più valore e non si svalutano”.

Condividere la proprietà di una barca

Quali sono i vantaggi reali di condividere la proprietà di una barca con un’altra persona? “Condividere con un vero amico la passione per la vela e per la crociera è un piacere immenso”, spiega von Wunster. “Se la possiedi da solo, la barca è un oggetto che tende a isolarti; invece, con un socio, hai un rapporto anche di tipo manageriale, perché devi affrontare le spese di gestione e manutenzione, decidere dove mettere la barca, programmare le vacanze. Poi dimezzi i costi”.
Inoltre, con due proprietari, la barca ha un livello di attenzione maggiore che non con un solo armatore. “Un po’ gli sto dietro io, un po’ gli sta dietro Luca; e quando gli sta dietro lui, io non ho pensieri o preoccupazioni e compri delle barche di 20 anni fa che sono migliori di quelle di oggi, che ormai sono disegnate per privilegiare l’abitabilità e non più le prestazioni. Il nostro Baltic 38 è veloce, sicuro, gestibile da poche persone e può ospitare le due famiglie o gli amici.
Lo viceversa. Se ha due proprietari, la barca viene utilizzata più giorni all’anno e non rimane abbandonata”. Però, bisogna ammettere, che avere un amico-socio con il quale andare sempre d’accordo è una bella fortuna. “Nicolò e io ci conosciamo da 30 anni e  sappiamo quali sono i difetti di uno e dell’altro, sui quali ci prendiamo in giro”, confida Luca Garioni: “E, comunque, anche se c’è un dissapore, il bello è che ormai siamo adulti, non siamo più quei giovani che regatavano in Tornado”.

E le mogli che dicono?

Ma le mogli, che dicono? “Si divertono a vederci così presi dalla barca”, prosegue Garioni. “Hanno capito che siamo due bambini con il nostro giocattolo. Poi, sono le nostre ancora di salvezza, perché quando uno dei due litiga con la propria va a sfogarsi con l’altra! Quello di andare entrambi d’accordo anche con la moglie dell’altro, lo ammettiamo, è una gran fortuna. Se non fosse così, la crociera sarebbe un dramma, se non impossibile”.

Un amico in crociera

Essere soci di una barca, elimina anche il problema di trovare ogni volta qualcuno per andare in crociera, perché sai già che in vacanza con te ci viene un amico con il quale vai d’accordo e che non mette in pericolo il tuo atteso periodo di relax: “in crociera si sta insieme sempre, anche quando le vele sono ammainate, e io so che con Luca posso parlare di un miliardo di cose”, racconta Nicolò. “La barca è un posto piccolo, senza televisione e internet, dove il tempo ha una qualità infinita.
In barca noi chiacchieriamo con calma anche di cose importanti, una cosa che durante la vita lavorativa non riusciamo a fare mai. Se in crociera non hai un amico con cui condividere questi aspetti, la sera in rada caschi nella solitudine. Con una barca l’amicizia diventa più profonda e non si limita a una mangiata insieme. Impari a gestire una passione con un amico, che è una buona disciplina perché capisci che se le cose le puoi fare insieme è ancora più bello. Già sul lavoro siamo tutti isolati per via della competizione”.

capo caccia
LA META DEL FINE SETTIMANA La baia di Capo Caccia, a sinistra, si trova a poche miglia da Alghero. È ideale per dormire in rada.

TENERE LA BARCA LONTANO (ALGHERO)

Luca Garioni indica un altro grosso vantaggio di avere una barca insieme ad un amico: “Per i primi due anni, abbiamo deciso di tenere la barca ad Alghero.
La usiamo spesso insieme tutto l’anno per navigare nei fine settimana nei tanti bei luoghi a zona, ma se uno dei due ha magari un po’ più di tempo e vuole spingersi un più lontano, prende la barca e la porta in un altro posto; poi, da là, si va insieme da un’altra parte, e alla fine l’altro la riporta ad Alghero.
Per esempio: io quest’anno ad agosto non userò la barca perché andrò in vacanza in America con mio figlio, però Nicolò e sua moglie vogliono andare alle isole pontine: allora, la prima settimana di maggio abbiamo portato insieme la barca a Porto Rotondo, poi a luglio io la trasferirò da là a Ponza o su un’altra isola; ad agosto, lui la userà da quelle parti e poi la riporterà ad Alghero.
I giorni di vacanza non gli basterebbero per fare tutto: avanti e indietro dalla Sardegna e godersi con calma le isole pontine”. Von Wunster spiega la scelta di tenere la barca di base in un porto lontano da casa, come Alghero: “Il Mediterraneo è un mare grande e bellissimo.
Quindi, circa ogni due o tre anni, sposteremo la barca in diversi posti, ma facili da raggiungere con i voli low cost. Ora che la barca è ad Alghero, per esempio, la raggiungiamo con una sola ora di volo da Bergamo, facendo come quelli di New York che vanno ai Caraibi. Sabato mattina usciamo di casa e alle 10.30 siamo in barca, in uno dei più bei posti del mondo. 
Lunedì, prendiamo il primo volo presto la mattina e alle 9:30 siamo in ufficio. In questo modo stacchiamo del tutto dalla vita quotidiana e quando torniamo al lavoro ci sembra di essere stati via due settimane e non solo due giorni. Se la tenessimo, per esempio, in Liguria, arriveremmo alla nostra barca con due ore di autostrada e non avremmo la sensazione di essere stati in un posto lontano e diverso”.
Andrea Falcon
 

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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