Mauro Pelaschier: "Il mare è la mia vita"Tempo di lettura: 7'

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L’amore per la navigazione, il mare, le barche e la crociera: Mauro Pelaschier, grande star della vela italiana è un marinaio prima che un regatante

di Eugenio Ruocco

Mauro Pelaschier intervista
Mauro Pelaschier, nato a Monfalcone nel 1949, proviene da una famiglia di velisti. Suo padre Adelchi e lo zio Annibale furono olimpici di Finn e Dragone. Oggi anche sua Margherita naviga. I Pelaschier, a terra, non riescono a stare.
Fin dai primi vagiti, Mauro Pelaschier ha capito quale sarebbe stata la sua strada: “Sono stato partorito alla Società Vela Oscar Cosulich di Monfalcone. A quei tempi i parti casalinghi erano all’ordine del giorno. Sono venuto al mondo al piano terra, vista barche”. La tradizione marinaresca della famiglia Pelaschier possiede radici profonde. Il nonno di Mauro, Francesco, era un maestro d’ascia originario di Pola, la nonna proveniva da Fasana, piccolo porto antistante Brioni. “Anche mio zio Annibale era maestro d’ascia, con il vizietto delle regate. Fu olimpionico sui Dragoni assieme a Sergio Sorrentino, che nel 1966 fondò la Marina Hannibal di Monfalcone, chiamandola così proprio in suo onore”.

VELA: UNA PASSIONE TRASMESSA DI PADRE IN FIGLIO

Il padre di Mauro, Adelchi, non era da meno: tra i primi finnisti italiani, partecipò alle Olimpiadi di Helsinki nel ’52 e a Melbourne nel ’56: “Ricordo che, a soli sei anni, mossi i primi passi a bordo del Finn, fortunatamente l’Optimist doveva ancora essere concepito: quando mio papà tornava dagli allenamenti, mi prestava la barca e io mi divertivo a veleggiare da solo. Al rientro la lavavo e disarmavo la randa: anche quello mi piaceva un sacco”.

Mauro Pelaschier intervista
Pelaschier alla presentazione del team di Azzurra (nel 1983 la prima sfida italiana all’America’s Cup). Alla sua destra il progettista Andrea Vallicelli; alla sua sinistra lo skipper Cino Ricci, Riccardo Bonadeo, vicepresidente e amministratore delegato del consorzio che rese popolare la vela in Italia con le sue regate a Newport, e un giovane Tiziano Nava.

“SONO UN UOMO DI MARE, PRIMA CHE UNO SPORTIVO”

Mauro fa parte di quella scuola di mare a 360° tipica dei popoli a vocazione marinaresca: “Prima di salire a bordo di una barca, bisogna conoscerla a fondo. Ho passato lunghi inverni a carteggiare e lucidare Dinghy: mi recavo spessissimo in cantiere da mio zio, per dargli una mano. Sono cresciuto con il profumo del legno nelle mani”. Avendo svolto per anni l’attività di velaio, Mauro Pelaschier se la cava anche con le riparazioni veliche e i rammendi improvvisati. Marinai prima che velisti, è sacrosanto. “Il fatto che io abbia avuto successo come regatante, è una diretta conseguenza del mio essere uomo di mare. Possiedo il dono della competitività, è grazie alle regate che sostengo la mia famiglia, ma nasco marinaio”. Infatti la passione primigenia di Pelaschier, più che nell’agonismo, va ricercata nella navigazione: “A terra non resisto. Il mare ti da l’opportunità di essere libero, di compiere scelte indipendenti. Sulla terraferma devi sottostare a ciò che altri hanno scritto per te. Lo trovo insopportabile”.

LA CROCIERA DI PELASCHIER

Navigare necesse est”, dichiarava Gneo Pompeo, generale dell’Antica Roma. Anche Mauro Pelaschier ha subito il fascino della crociera: “Da giovane mi sono dedicato principalmente all’agonismo, considerando la crociera un lusso per pochi. Quando è diventata popolare, in tempi più recenti, ho iniziato ad appassionarmi alla navigazione in tranquillità”. Ma crociera non significa veleggiare all’addiaccio: “È necessario avere una profonda conoscenza dei luoghi in cui si decide di navigare e di ormeggiare. Anche le valutazioni  metereologiche rivestono un ruolo fondamentale. Al giorno d’oggi disponiamo di strumenti efficaci per le previsioni meteo, e dobbiamo essere pronti a cambiare il nostro itinerario in funzione del tempo che farà. Se sai che arriverà burrasca, rimani in porto. Se ti devono venire a salvare in mezzo a una tempesta, vuol dire che te la sei andata a cercare”.

IL CONSIGLIO: PRIMA PENSATE ALLA SICUREZZA

La capacità di ancoraggio, secondo Pelaschier, è il tallone d’Achille del crocierista moderno: “Se non si è esperti, meglio entrare in porto. Costa di più, è meno divertente, perchè svegliarti all’alba in rada dà un’ emozione indescrivibile, ma almeno si è al sicuro. Nel corso dell’ultima crociera che ho fatto con degli amici mi è capitato di dover aiutare a disincagliare un 45 piedi spiaggiato a Dugi Otok, l’isola principale dell’arcipelago zaratino. Vittima di un cattivo ancoraggio”.

DAL FINN ALLA COPPA A sinistra, Mauro Pelaschier in regata sul Finn, classe con la quale ha disputato le Olimpiadi del 1972 e ’76.
Importante anche la forma mentis con cui bisogna salire a bordo: “Quando si parte per una vacanza in barca, è fondamentale avere ben stampato in testa che si è su una barca, e non in un hotel a 5 stelle. Niente docce, ci si lava con l’acqua di mare, sciacquandosi con mezzo litro di acqua dolce. Per cucinare, si utilizza un terzo di acqua marina, e via dicendo”. Mauro in navigazione ama arricchirsi di tutte le informazioni possibili: “Mi diverto moltissimo a vedere sulla carta nautica quello che sto facendo. La mia è una navigazione attiva: voglio sapere come si chiama quel determinato scoglio, come digrada il fondo, se c’è qualche secca interessante. Non sono tipo da Gps, meglio i cartografici”.

LA BARCA IDEALE

“Fino a qualche anno fa – racconta Pelaschier – possedevo un prototipo del Pierrot 9.10 di Sciomachen. Lo trovai disastrato alla Marina di Ravenna, me ne innamorai e lo restaurai con le mie mani al Cantiere Pier 12 dell’amico Giovanni “Dondo” Ballanti. Dondo, pitman su Azzurra con me nel 1983, mi mise a disposizione i macchinari del cantiere. Ora ho venduto la barca a un mio amico, era una spesa in più che non potevo sostenere”.

Mauro Pelaschier INTERVISTA
Mauro Pelaschier al Giro d’Italia a Vela, in compagnia di Stefano Rizzi (con il quale ha affrontato la prima parte del giro del mondo 1993-94 su Brooksfield) e Alberto Leghissa.
La barca ideale per la crociera, secondo Mauro, non deve essere né troppo lunga (e faticosa) né troppo corta (poiché scomoda), facilmente conducibile da un equipaggio ridotto: “Non amo gli ibridi. Se voglio regatare, uso una barca da regata, altrimenti mi butto su un cabinato da crociera”.

LA BARCA IDEATA DA MAURO PELASCHIER

Io stesso, con il Cantiere Alto Adriatico, ho ideato un’imbarcazione, progettata poi da Maurizio Cossutti, il 38 piedi. In legno, utilizzando nuove tecnologie, con struttura autoportante, longitudinale a fasciame incrociato. Ho cercato di creare una barca che riuscisse ad assecondare le esigenze di ogni crocierista: poter navigare con qualsiasi tipo di mare, entrare in tutti porti, risultare comoda ma veloce allo stesso tempo. Ho pensato a una chiglia mobile che va da un pescaggio di 2,5 metri a 1,5, a due timoni, e a una larghezza importante per avere volumi interni non indifferenti. Da buon timoniere, ho notato che spesso lo strallo di poppa è causa di disturbo a chi è alla ruota. Così ho pensato di mettere i timoni attaccati all’entrata della barca, anche per garantire una buona comunicazione tra sotto e sopra coperta. Con questa barca mia figlia Margherita ha compiuto in solitario la tratta Trieste-Genova senza problemi, mentre io ho partecipato alla Palermo-Montecarlo con Davide Besana e altri due amici. In quattro ce la siamo cavata benissimo. Sul 38 piedi Alto Adriatico con due winch fai tutto”.

“La mia barca ideale? Né troppo lunga
né troppo corta, facilmente conducibile
da un equipaggio ridotto”

Mauro Pelaschier timoniere alla Maxi Yachts Regatta di Porto Cervo

I LUOGHI DI MAURO PELASCHIER

Da buon navigatore, Pelaschier utilizza la meta come giustificazione del viaggio: “Adoro la sensazione che si prova quando sia davanti che dietro di te c’è solo l’orizzonte. Mi sento libero. Ecco perché aborro la navigazione sotto costa. Se mollo gli ormeggi da un porto, ha senso che lo faccia per raggiungerne un altro? Adoro le isole: Sicilia, Sardegna e Corsica ma soprattutto gli arcipelaghi. Quello toscano, quello zaratino, gli arcipelaghi istriani e croati, le isole pontine, le Eolie e le Egadi. Lì si vive il mare in modo autentico”.

IN FUTURO? UN’AVVENTURA INTORNO AL MONDO

Pelaschier non esclude, in futuro, una crociera più avventurosa: “Ho letto sul numero scorso del Giornale della Vela un servizio sui Rallye. Nel 2012 parte la World Arc (il giro del mondo non competitivo per barche da crociera, ndr), il mio sogno. Quando nel dicembre del 1991 ero alla Phuket King’s Regatta, in Thailandia, venni a contatto con la flotta che stava partecipando al Round World Rally Europa. Conobbi lo skipper Pasquale De Gregorio, mi emozionai con i suoi racconti. Da allora desidero mollare tutto e starmene via per un po’, anche se per adesso non me lo posso permettere. Se avrò tempo e soldi, dimenticatevi di Pelaschier per un bel po’!”

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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