Lo stato della nautica: sfoghiamoci per cambiareTempo di lettura: 6'

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Non date addosso a noi giornalisti, denunciamo quello che non va, proponiamo soluzioni con l’intento di migliorare le cose. E la nautica ne ha tanto bisogno.

di Mario Oriani

porto ercole
PORTI ALLO SBANDO Uno scorcio dello specchio acqueo di Porto Ercole in estate. Le concessioni demaniali dell’Argentario sono state dichiarate illegali da una sentenza del Consiglio di Stato. E sono partiti i primi sfratti.   
Sono passati molti anni, forse un secolo, da quando uno dei più grandi giornalisti del ’900, Luigi Barzini, fece questa battuta: “Non dite a mia madre che faccio il giornalista, crede suoni il violino in un casino” abbastanza ardita, anche se ironica, per quei tempi, licenziosa. Bisogna dire che non era tutta fantasia, allora nelle “case di appuntamento” più eleganti e care, gli ospiti in attesa della ragazza prenotata sostavano in chiacchiere nel salotto, un violinista suonava garbatamente il suo strumento.
Era, però, quella di Barzini, la constatazione della scarsa stima per la professione. Ne ebbi molto tempo dopo la conferma quando in un’udienza riservata dal Papa di allora (Giovanni XXIII) alla squadra di basket dell’Ignis di Varese, il Santo Padre, alla nostra presentazione, disse ridendo “Giornalisti ? Giornalisti tutte balle, tutte balle!” Scherzava, certo, ma involontariamente si allineava al giudicarci del pubblico. Da sempre i giornalisti sono piuttosto mal giudicati.
A questo oggi pensavo, ricordando, mentre cercavo di mettere in ordine le idee che avevo in mente prima di mettermi al computer. Certo questo antefatto conta poco o nulla per un giornale di nautica, ma dopo tanti anni di collaborazione a questo 360° penso mi sia consentito di cominciare una puntata con una confidenza personale e l’esposizione di un dubbio:”Non sarò stato troppo invadente?” E vengo al dunque.

ANNO NUOVO, VITA NUOVA?

All’inizio di ogni anno, questa è la banale domanda che mi pongo . Purtroppo, quasi sempre, mi accorgo che le cose che cambiano sono quelle che non si sarebbero dovute cambiare. O viceversa. La nautica, ad esempio, mi sembra davvero troppo abbandonata a se stessa. La rappresentanza ufficiale che si presenta al Salone di Genova è quella di un ministro che promette ma che, poi, tornato a Roma e si ritrova inguaiato da altre cose, magari personali, che lo obbligano a uscire di scena, oppure è senza finanziamenti.
Addirittura molti avversari istituzionali, o colleghi di partito, lo sabotano. Ricordo un applauditissimo intervento di Craxi ad un Salone di Genova degli anni ’80. Disse cose importanti, sembrava sincero, ma poi arrivò tangentopoli e lui finì in esilio. Ho anche ripensato ai tempi in cui c’era un ministero che sembrava ad un soffio dal chiamarsi del “MARE”. È rimasto il mare, hanno affondato il ministero.
Oggi il “problema mare” è marginale, in mano a cento mani, che proliferano enti misteriosi, comitati pletorici, presidenze strapagate e, soprattutto, distribuiscono a chi porta voti prebende aggiuntive, usano tante, belle e costose auto blu. La nautica, per conto proprio, ha mille problemi legati fra loro che debbono essere gestiti da un’unica autorità che li ordini e coordini in un unico progetto globale.
La nautica è un grande business che non è soltanto quello, anch’esso comunque necessario, di distribuire multe e fare burocrazia; la nautica è una opportunità di lavoro per milioni di cittadini, giovani e meno giovani, donne e uomini. Come le ferrovie non sono soltanto treni. Guardate le stazioni e fatevi l’elenco delle attività collaterali produttive. Ho scritto recentemente che il mare e la bella posizione strategica della nostra penisola in Mediterraneo, il nostro clima e le nostre coste, il nostro sole, sono la miniera d’oro dell’Italia. Lo riconfermo. Cambio soltanto il verbo, sarebbero.
Ma cosa volete che questo riguardi la Padania politica che è interessata ai simboli dei celti? O l’Alto Adige impegnato a mantenere viva la sua posizione geografica di provincia tirolese-austriaca. O la Valle D’Aosta in difesa dei suoi privilegi di regione autonoma? Certe volte mi chiedo se dopo 150 anni di unità amministrativa, siamo davvero un popolo e una nazione coesi. Mi sembra chiaro che se Berlusconi, Fini, Veltroni, D’Alema, Bersani, Casini, Di Pietro e compagnia cantante, smettessero di litigare e dedicassero qualche ora a guardare bene come siamo fatti su un atlante aggiornato e una buona guida del Touring le cose andrebbero meglio.
Ha ragione il presidente Napolitano ad affermare il suo ruolo di garante della Costituzione, ma mi pare che la maggior parte di noi preferisca utilizzare questa preziosa carta in favore degli interessi personali. A rimetterci in corsa siamo ancora in tempo, ma se siamo disposti non soltanto a evadere le tasse, pretendere privilegi, a non fare la raccolta differenziata della spazzatura e sfruttare le calamità naturali.
Vorrei ricordare che ciascuno di noi ha il diritto di vivere una vita migliore e che avere una barca non è un privilegio dei ricchi. Vorrei invitare, chi lo può a favorirlo, perché anche questo è aiutare lo sviluppo, assicurare lavoro, cambiamento, benessere. Vorrei che non soltanto la politica prendesse coscienza di questa verità ma anche gli imprenditori, la finanza , l’industria privata, lo sport e quant’altri può farlo, a mettersi in campo senza reticenze.

“Non riesco a trovare un posto barca in un Marina
a meno di 6.000 euro all’anno per la mia barca
usata che ho pagato 22.000 euro”

BUON ANNO A TUTTI

Chiedo scusa ai lettori per il sermoncino, ma una volta tanto è utile che ciascuno di noi faccia coralmente una riflessione. Se a cominciare sono i tanto vilipesi giornalisti vuol dire che anche il Papa qualche volta può sbagliare.

MA QUALE NAUTICA PER TUTTI!

Appena terminato il mio 360° ricevo questa mail. Dopo un attimo di scoramento, mi convinco sempre di più che la nostra battaglia nei confronti della portualità da diporto italiana debba proseguire con rinnovata forza. Gentile signor Oriani, vedo la sua attività in favore dello sviluppo della nautica, asserendo che comprare una barca non è un affare da ricchi, ma forse la realtà è diversa.
Il mio caso è emblematico. Trovo una barca di dieci metri anzianotta ma in discreto ordine e l’acquisto per 22.000 euro. C’è un problema, la devo portare via subito e trovare un ormeggio. Mi dò da fare, e il risultato è che nella mia zona (Tirreno centrale) non riesco a trovare un ormeggio in affitto in un marina a meno di 6.000 euro all’anno e poco meno per una boa in un porto dove una “fantomatica” cooperativa di pescatori sfrutta la sua rendita di posizione demaniale… per finire, vengo a sapere che per il posto barca presso la banchina galleggiante di un circolo velico dove era ormeggiata la mia barca, il precedente proprietario spendeva 1.500 euro all’anno.
Ma quale nautica per tutti, come è possibile che io debba spendere un terzo del valore della barca all’anno per un ormeggio?

Giornale Della Vela

Il Giornale della Vela nasce dall’idea di creare il primo giornale per gli appassionati di barche a vela e nautica in Italia e, nel corso degli anni, si è imposto come il principale mensile del settore e ha ampliato i suoi orizzonti in eventi e servizi affini: prove di barche, andamento del mercato, accessoristica, vacanze e luoghi da visitare, saloni ed eventi del settore, regate ed eventi sportivi.

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